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Indice  ~  Generale  ~  Keith Richards - “Crosseyed Heart” - 18 Settembre 2015

MessaggioInviato: 30 settembre 2015, 10:07
Avatar utenteMessaggi: 1956Iscritto il: 20 dicembre 2010, 22:27

Profumo di "vintage"non solo per nostalgici


Keith Richards ha un viso e un atteggiamento in generale che te lo rendono simpatico per cui sei disposto a perdonargli una vita di eccessi, di alti e bassi artistici, di comportamenti non sempre comprensibili e/condivisibili.

Ed è rimasto lo stesso ragazzaccio degli esordi: quello che amava il blues, i piccoli locali fumosi dove esibirsi, quello che meno degli altri suoi compagni si è fatto invischiare nelle paludi dello show business, delle mode musicali.

Probabilmente è l’esatto contrario di Mick Jagger, anche se senza quest’ultimo è probabile che la sua carriera avrebbe avuto ben altri sviluppi.

Anche per questo chi ama i Rolling Stones, ha per lui un particolare affetto.

Crosseyed Heart per molti versi è un disco che per intenzioni si avvicina all’ultima fatica di Bob Dylan, Shadows in the Night, con le canzoni del repertorio di Frank Sinatra. In entrambi vi sono la voglia e il piacere di suonare e cantare ciò a cui ci si sente maggiormente legati, senza tensioni, senza la necessità di avere un riscontro commerciale .

Mentre però Dylan, per rendere possibile questa sua volontà, si è rivolto al repertorio altrui, Keith Richards insegue il proprio obiettivo andando ad aprire i cassetti della propria memoria e rispolverando composizioni quasi totalmente sue (vi è una sola cover nel disco) che da chissà quanti anni ha in mente .

Proprio per queste ragioni, Crosseyed Heart è un disco “vintage” e non è neppure un disco dei Rolling Stones anche se alcune composizioni potrebbero farlo pensare. È invece una raccolta che ripercorre la vita artistica di Richards, i suoi amori per il blues e per artisti come Ry Cooder, Tom Waits, i Little Feat , la ABB e perché no… gli stessi “Rolling” per citare i primi che mi vengono in mente.

E mai titolo fu più azzeccato perché è certo che trattasi di un disco fatto con il cuore, ma sbilenco perché diseguale, obliquo, che vive di alti (la maggior parte ) e bassi (per la verità pochissimi).

Si parte con la canzone che dà il titolo all’album: un blues acustico tanto per farci capire che al di là di quella che sarà la varietà dei brani successivi da qui parte il tutto. Il brano è di maniera e neppure tra i migliori dell’album, difficile capire perché l'abbia scelto per sintetizzare il disco intero, ma ad ogni modo si fa ascoltare

Molto più convincente è Heartstopper, un rock essenziale, appena appena radiofonico, dove riconoscibilissimo è il suono della chitarra di Richards che, però va detto, canta anche molto meglio del solito (merito della sala d’incisione?). Il brano è anche provvisto di una bella melodia, che resta facilmente in testa.

Riuscita è anche Amnesia, una canzone ritmata, con stop e crescendo vari, che ricorda alcuni brani, almeno nella struttura, degli Stones degli anni ’80.

Stupenda è Robben Blind una ballata acustica profondamente legata agli anni 70/80, in cui fa bella mostra di sé l’intreccio melodico di piano e chitarra e della slide in particolare. Probabilmente sentendola Jagger si sarà morso le dita pensando a quello che sarebbe potuta diventare in un disco del gruppo.

Trouble è il singolo tratto dal lavoro ed è un rock tirato con un bel ritornello che ricorda tanto da vicino gli Stones. Forse un po’ scontato ma decisamente riuscito e trascinante.

Love Overdue segna un deciso cambio di ritmo e di atmosfere catapultando l’ascoltatore nella musica reggae. Bello in particolare il sottofondo frutto della presenza di una massiccia sezione fiati.

Ancora Stones ed ecco Nothing on Me, una ballata sospesa dove in alcuni momenti sembra che Keith scimmiotti un po’ Jagger ma forse è la mia abitudine ad ascoltare gli Stones. Ad ogni modo il brano è veramente ben riuscito.

Suspicious è una lenta ballata, molto d’atmosfera, priva però di quel guizzo capace di elevarne la qualità ad uno standard di eccellenza.

Molto meglio Blues in the Morning, un rock blues, essenziale, diretto che ricorda Clapton per stare ai giorni nostri ma che in realtà è il risultato dell’amore verso un genere che non sempre Keith, nelle sue vesti di chitarrista degli Stones, riesce a manifestare.

Tra gli ospiti del disco vi è Norah Jones che duetta con Keith in Illusion, una ballata più vicina al repertorio usuale della cantante di New York che non a quello del nostro. L’intro è affidato a piano e alla voce di Keith che per un attimo di sovrappone a quella di Norah. Poi il palcoscenico viene lasciato a Norah e la contrapposizione delle voci, così distanti e diverse, crea un gran bell’effetto. Dopodiché la conclusione del brano vede nuovamente Keith e Norah cantare insieme. Illusion è una sorpresa perché così distante dallo stile di Richards ed è una bella sorpresa perché particolarmente riuscita.

Just a Gift, al di là del titolo che potrebbe già ricordarlo, è vicina ad alcuni brani di Coney Island Baby di Lou Reed, trattandosi quasi di una talk song, molto vellutata, giocata su alcune note della chitarra a loro volta adagiate su di un tappeto sonoro estremamente avvolgente.

Vi è spazio anche per una cover, classica, Goodbye Irene di Lead Belly già riproposta da innumerevoli artisti tra cui Dylan. La versione che profuma di passato (nel senso di tempo) è li a dimostrare che Richards ha quale scopo, con questo disco, di cantare e suonare quello che vuole fregandosene delle regole del business e poi di confermare ancora una volta che tutte le influenze, provengono dal blues. Bel brano, reso con il dovuto pathos, ma anche, francamente, inutile.

Substantial Damage è un brano dalle movenze funky, con voce in lontananza e chiare influenze black. Bel brano anche se del tutto avulso dal resto.

Chiude Lover’s Plea e forse qui il richiamo è a Dylan anche per il suo modo di cantare. La ballata è dolce, con bel sottofondo della sezione fiati

La sorpresa, almeno per me, è che questo è un signor disco, fatto di canzoni nel genere, abbastanza eterogenee, ma senza scadimento di qualità, realizzato da un signore di settant'anni che non deve più chiedere nulla a nessuno.

http://www.bergamonews.it/cultura-e-spe ... nco-208358

A mio parere una delle recensioni più belle.


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MessaggioInviato: 30 settembre 2015, 14:44
Avatar utenteMessaggi: 1956Iscritto il: 20 dicembre 2010, 22:27
Da classic rock di questo mese.

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MessaggioInviato: 30 settembre 2015, 17:46
Messaggi: 4069Località: SALERNOIscritto il: 5 maggio 2008, 23:29
...Intanto il Pirata è 4° nella World Global Charts con 93000 copie vendute!


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MessaggioInviato: 30 settembre 2015, 23:15
Messaggi: 1576Iscritto il: 10 novembre 2012, 20:01
http://m.bismarcktribune.com/entertainm ... touch=true

In questa intervista Keith dice che Illusion e Nothing on me risalgono alle sessioni di ABB.

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MessaggioInviato: 30 settembre 2015, 23:19
Messaggi: 1576Iscritto il: 10 novembre 2012, 20:01
...e non esclude il tour solista! Go Keef!

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MessaggioInviato: 1 ottobre 2015, 12:43
Avatar utenteMessaggi: 1956Iscritto il: 20 dicembre 2010, 22:27
mark77 ha scritto:
...e non esclude il tour solista! Go Keef!

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AP: Do you think you'd do a solo tour to support this album?

Richards: Given the way this one's going and given the way it was made, I'm interested in continuing the process, yeah. Sometime next year. I mean, you're rushing me. (Laughs.) But it's a good idea. I'm thinking about it now


Bella intervista Mark.
Quel sometime next year è proprio quello che volevo leggere.
Speriamo!


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MessaggioInviato: 1 ottobre 2015, 12:56
Messaggi: 1576Iscritto il: 10 novembre 2012, 20:01
...altra bella recensione: http://cornellsun.com/post/130163606183 ... eyed-heart
Una delle mie preferite...questo Kurt deve essere un Keef dipendente!

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MessaggioInviato: 1 ottobre 2015, 19:12
Avatar utenteMessaggi: 1956Iscritto il: 20 dicembre 2010, 22:27
Crosseyed heart: il ritorno di Keith Richards

Sugli scaffali dal 18 settembre, Crosseyed Heart è l’ultimo album solista di Keith Richards. Si conclude una pausa di 23 anni, iniziata dopo la pubblicazione di Main offender, durante la quale il celebre chitarrista dei Rolling Stones si è dedicato ad altri progetti.
Keith Richards

Keith Richards è un uomo che non ha bisogno di presentazioni. Definito da Marc Maron “a big F**K YOU with a guitar”, il chitarrista dei Rolling Stones è una di quelle icone del rock senza le quali il genere non sarebbe lo stesso. Parallelamente al progetto delle pietre rotolanti, Richards ha portato avanti una carriera solista iniziata nel 1988 con la pubblicazione di Talk is cheap. Segue nel 1992 Main offender, ultima prova prima di una lunga pausa, interrotta solo dalla raccolta Vintage vinos del 2010 e conclusa con l’ultima fatica, Crosseyed heart, uscito per la EMI. I 23 anni tra il secondo ed il terzo lavoro non sono però certo passati a vuoto per il chitarrista inglese. Richards pubblica con gli Stones Voodoo lounge (1994), Bridges to Babylon (1997) e A bigger bang (2005). Nel 2010 esce Life, autobiografia di grande successo in cui il musicista racconta sè stesso e la propria vita. Ed è in questo periodo che iniziano le sessioni che porteranno alla nascita di Crosseyed heart. Una nascita avvenuta un po’ per caso, racconta Richards: l’intento, infatti, non era quello di entrare in studio e produrre un album dalla prima all’ultima traccia, quanto piuttosto quella di suonare e scrivere materiale con il semplice scopo di divertirsi, senza un progetto preciso in mente. Non ci sono scadenze, non ci sono obblighi, eppure il materiale cresce e, data la qualità, la scelta più naturale è proprio quella di trasformarlo in un concetto a tutto tondo, un vero e proprio disco.
Keith Richards

Crosseyed heart: di identità ed influenze

Crosseyed heart sembra provenire dritto dritto dal cuore di Keith Richards perchè raduna in modo organico le passioni e le influenze che più l’hanno toccato nel corso della lunga carriera musicale. Troviamo il suo amore per la Jamaica nel reggae di Love overdue, mentre il blues, il country, il rock’n’roll e in generale la tradizione americana la fanno da padrone. Un esempio perfetto è Goodnight Irene, celebre canzone folk americana, registrata per la prima volta da Huddie “Lead Belly” Ledbetter e poi ripresa da grandi artisti quali Frank Sinatra. Richards si rifà direttamente a questa tradizione. Per la sua cover del celebre brano bisogna ringraziare, curiosamente, due individui, uno decisamente famoso, l’altro sconosciuto ai più: Tom Waits e Pierre de Beauport. È lo stesso Richards a raccontare l’episodio in una recente intervista: Tom Waits avrebbe regalato al chitarrista un libro su Lead Belly e, lo stesso giorno, il suo storico tecnico delle chitarre e consigliere, Pierre de Beauport, sarebbe giunto da lui con una chitarra a dodici corde. L’associazione è fatta: Richards capisce che deve suonare Goodnight Irene e che lo deve fare proprio con quello strumento. Il risultato è malinconico e rustico al punto giusto. Nell’album trova un posto anche il gospel, con i cori della bella Something for nothing cantati dall’Harlem Gospel Choir. Non è l’unica collaborazione: nella ballad Illusion spicca la voce di Norah Jones che, brillante ma profonda, si amalgama alla perfezione con il raschiare roco e rude di Richards. E le ballad sembrano occupare un posto speciale all’interno del disco, con Robbed blind, Suspicious, Just a gift e l’ottima chiusura Lover’s plea, oltre alla già citata Illusion, a testimonianza del grande amore di Richards per il genere (è stato lui stesso ad ammettere come all’interno dei Rolling Stones quest’amore fosse bilanciato dai gusti opposti di Mick Jagger, decisamente meno amante dei lenti). Sono momenti più intimi e riflessivi, durante i quali la voce rock’n’roll di Richards riesce ad adattarsi alla perfezione alle melodie senza perdere quella rudezza caratteristica che si sente esplodere nei pezzi più heavy.
Sotto questo punto di vista Crosseyed heart, posta come overture, pare una vera e propria dichiarazione di intenti. La chitarra e la voce cruda la fanno da padrone, in un blues onesto e diretto ispirato a Robert Johnson che porta l’ascoltatore in una sperduta cittadina americana. Dalla cittadina alla strada: la successiva Heartstopper è un rock’n’roll da asfalto cocente di una lunga highway soleggiata. Con il ritmo di Amnesia ci si avvicina maggiormente ai Rolling Stones, mentre Trouble (scelta come primo singolo) e Nothing on me, pur rimanendo buoni pezzi, sembrano avere meno mordente. Si recupera alla grande con la strepitosa Blues in the morning, una carica rock’n’roll con una chitarra sporca e per nulla raffinata, e con la bella Substantial damage. “Two guitars can sound like an orchestra, if you do it right”, ha dichiarato Richards ai microfoni di Marc Maron, e la carica di questo disco ne è la prova tangibile. Non si tratta solo di un album di qualità, ma di un album onesto, in cui Keith Richards si mette a nudo, ispirandosi e lasciandosi ispirare, senza attingere ad un solo genere. È un lavoro eclettico, aperto, senza frontiere, eppure esprime profondamente l’identità di Richards, la sua attitudine e la sua cattiveria, che nonostante gli anni non sono cambiate. Il suo rock puro ma contaminato, diretto ma mai banale, è la prova che, a quasi 72 anni, questa icona ha ancora qualcosa da dire. E molti, molti fan da fare ancheggiare al suono della sua chitarra.

http://retroonline.it/30/09/2015/our-mo ... rds/61395/


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MessaggioInviato: 1 ottobre 2015, 22:05
Messaggi: 272Iscritto il: 9 marzo 2015, 18:29
E' confermato che Under the Influence sarà presente nel catalogo di Netflix Italia.


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MessaggioInviato: 2 ottobre 2015, 11:28
Avatar utenteMessaggi: 4218Località: ladispoliromaitaliaeuropamondoIscritto il: 9 gennaio 2008, 22:17
Che disco che ha fatto!!!
Bello bello bello!!!

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MessaggioInviato: 2 ottobre 2015, 12:14
Avatar utenteMessaggi: 1956Iscritto il: 20 dicembre 2010, 22:27
Wield ha scritto:
E' confermato che Under the Influence sarà presente nel catalogo di Netflix Italia.


Sì, dal 22 ottobre.
http://www.repubblica.it/economia/2015/ ... ref=HRLV-5


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MessaggioInviato: 2 ottobre 2015, 13:19
Messaggi: 272Iscritto il: 9 marzo 2015, 18:29
Perdonami la pigrizia Leeds, non avevo voglia di mettere il link...


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MessaggioInviato: 2 ottobre 2015, 15:15
Messaggi: 2821Iscritto il: 29 giugno 2007, 9:18
A me alla fine non ha convinto, a parte 4 o 5 brani, il resto è un po' una lagna e non sono l'unico a vederla così, comunque buon per Keith, si conferma il grande musicista che conosciamo e che è, adesso però, dopo le divagazioni da solista, che del resto, come per Mick, non hanno mai convinto troppo e non hanno lasciato evidenti segni, ci vuole l'album con gli Stones e soprattutto il ritorno all'ovile, quella, è la sua casa .

rosso57 <)


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MessaggioInviato: 2 ottobre 2015, 16:32
Messaggi: 1576Iscritto il: 10 novembre 2012, 20:01
...e sale dal sesto al primo posto in Argentina! Vamos Keef! http://www.diariodecultura.com.ar/ranki ... endidos-9/

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MessaggioInviato: 2 ottobre 2015, 17:40
Avatar utenteMessaggi: 3973Iscritto il: 15 giugno 2006, 18:11
rosso57 ha scritto:
A me alla fine non ha convinto, a parte 4 o 5 brani, il resto è un po' una lagna e non sono l'unico a vederla così, comunque buon per Keith, si conferma il grande musicista che conosciamo e che è, adesso però, dopo le divagazioni da solista, che del resto, come per Mick, non hanno mai convinto troppo e non hanno lasciato evidenti segni, ci vuole l'album con gli Stones e soprattutto il ritorno all'ovile, quella, è la sua casa .

rosso57 <)


A me ha convinto in pieno
Un album grezzo e lontano da quello che è la musica oggi troppo perfetta e piatta, registrato divertendosi con gli amici di sempre, questo lo si nota benissimo nel film “Under the influence” a breve in uscita (grazie Leeds)
Ha fatto quello che voleva mettendoci dentro blues, rock, soul, reggae senza intralciare gli impegni con la band posticipandone l’uscita più volte.
Tutto il meritatissimo successo che sta avendo, sia come vendite che come recensioni, può solo fare del bene agli Stones, se si mettessero tutti in testa di registrare un disco “buona la prima” con poco lavoro fuori dalla sala d’incisione.

Oscar


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