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Indice  ~  Get Off Of My Cloud  ~  Fabio Treves - 40 anni di blues

MessaggioInviato: 10 aprile 2014, 12:16
Avatar utenteMessaggi: 3951Iscritto il: 15 giugno 2006, 18:11
Fabio Treves, 40 anni di blues: 'E' il mio anti stress. Lo consiglio a tutti'

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Blues alle masse, le masse al blues. A 64 anni Fabio Treves non ha perso il suo fervore evangelico e resta fedele ai suoi slogan. Codino, pizzetto e baffoni sono sempre lì, e sul palco il "puma di Lambrate" dialoga e scherza con il pubblico, soffia convinto nelle sue armoniche, rende omaggio ai maestri, dà spazio ai suoi musicisti abbracciandoli e prendendoli benevolmente in giro. Non ha mai smesso e oggi celebra un traguardo importante, forse insperato: 40 anni di attività festeggiati con un tour che domani fa tappa al Cinema Teatro Nuovo Area 101 di Olgiate Olona in provincia di Varese (e poi a Morbegno, Garlasco, Crema e Rivoli).

"Devo ringraziare la mia cocciutaggine", dice. "E mio padre buonanima che da bambino, in casa, tra il fado di Amalia Rodrigues e il jazz di Miles Davis mi faceva ascoltare Sonny Terry e Brownie McGhee. Ricordo anche un 78 giri di Leadbelly, negli anni Cinquanta. E poi quei dischi del Reader's Digest, che mi introdussero al blues tradizionale e a quello di Chicago. E' sempre stato la mia passione". Anche se gli inizi non furono troppo incoraggianti. "Cominciai a suonare a scuola, al liceo Carducci di Milano, partecipando a contest musicali in cui i nostri avversari erano gli Stormy Six e un giovanissimo Eugenio Finardi...Ci chiamavamo Friday Blues Group. Gli altri salivano sul palco a fare le canzoni dei Beatles, dei Monkees e dell'Equipe 84, noi ci lanciavamo in 'Hoochie coochie man' tenendo la stessa tonalità per sei minuti. La gente si annoiava e non vincevamo mai".

La folgorazione per l'armonica, lo strumento che l'ha reso celebre, nacque però in modo inaspettato. "Ero un patito degli Who, andai a vederli nel '67 al Palalido di Milano. Prima di loro suonavano i Primitives, che avevano conservato una matrice più beat, e rimasi colpito dal modo in cui il loro cantante, Mal, suonava lo strumento. Lo trovai bravissimo, non avevo ancora ascoltato i grandi maestri americani e cominciai il mio cammino a ritroso: partito dal blues revival inglese, da John Mayall e da Alexis Korner, tornai alle origini, a quella che Willie Dixon chiamava la musica fonte".

In Italia, però, erano altri tempi, e le dodici battute non le praticava nessuno. "Tra fine Sessanta e i primi Settanta", ricorda Treves, "iniziai a frequentare la comunità musicale che a Milano gravitava intorno a Simon Luca: c'erano i fratelli Belloni, Donatella Bardi, Finardi. Nel '73 salii come corista di Fausto Leali sul palco del Festival di Sanremo, e l'anno dopo finalmente decisi di fondare una band con il mio nome. Le sigle di fantasia tipici dei gruppi progressive di allora non mi piacevano proprio". Il prog impazzava, in quegli anni. "Già. Così come la canzone d'autore politicizzata, la riscoperta della nostra tradizione popolare, i canti delle mondine e quelli della resistenza. E il jazz di rottura, d'avanguardia. Il blues non se lo filava nessuno, trovare ingaggi nei pochi locali disponibili era difficile. Poi qualche spiraglio si aprì: ricordo un festival jazz nel 1977 al Vigorelli in cui aprimmo per Charlie Mingus, l'anno dopo a Bergamo finimmo in cartellone con Chris Barber, Illinois Jacquet e Don Pullen. Il mio punto di forza era che non mi vergognavo di andare a suonare ovunque si presentasse l'occasione. L'inizio della Treves Blues Band sono state decine, forse centinaia di feste e concerti di beneficenza. Suonavano con amplificatori scalcinati, con le luci che andavano e venivano...ma siccome facevamo una musica aggregante e non ce la tiravamo, cominciarono a chiamarci sempre più spesso. Eravamo ruspanti e naif: quando sei anni dopo vidi 'Blues Brothers' provai una grande commozione rivivendo le mie esperienze, quelle di un gruppo sgangherato che si porta in giro gli strumenti a mano e che fatica a farsi pagare. Dopo l'uscita del primo disco, nel '76, ebbi la grande fortuna di incontrare Renzo Arbore, che due anni dopo mandò in onda un servizio su di noi a 'L'altra domenica', allora un programma culto. Non smetterò mai di ringraziarlo, anche perché ci richiamò a 'Quelli della notte' e poi a 'Doc'. Da allora cominciarono le soddisfazioni: Claudio Trotta della Barley Arts, un carissimo amico, non mancava mai di darmi l'occasione di incontrare i grandi musicisti che portava a suonare in Italia".

Come Mike Bloomfield, lo sfortunato asso della chitarra che con la Paul Butterfield Blues Band e con dischi come il classico "Super Session" (cofirmato con Al Kooper e Stephen Stills) reinventò il blues elettrico prima di morire nel 1981 a soli 37 anni. "Fu un incontro commovente, quello, anche perché Mike morì poco dopo. Sapevo delle sue cattive condizioni di salute legate alle sue dipendenze ma quando lo conobbi si dimostrò lucido, presente, simpatico, affettuoso in maniera quasi disarmante. Era colpito dalla mia somiglianza con Butterfield, un mio mito perché aveva riscoperto Little Walter ed era stato capace, lui sì, di portare il blues alle masse. Conservo gelosamente un video del nostro incontro: a Milano mi invitò a salire sul palco con lui e dopo il concerto disse a Trotta che avrebbe voluto registrare un pezzo con me. Accadde a Torino, qualche giorno dopo, e fu un'esperienza incredibile. Nel 2004, quando feci il disco 'Bluesfriends', scrissi a suo fratello dicendogli che mi sarebbe piaciuto includere il brano inciso con Mike. Mi disse di sì, senza chiedere soldi né liberatorie. E' una cosa che ricorre spesso nella mia vita. Penso a Chuck Leavell, abituato a suonare con i Rolling Stones, e che con me lavorò gratis. O a Willy DeVille, che mi autorizzò a utilizzare la nostra versione di 'I'm in the mood' di John Lee Hooker registrata in radio, a Rock FM, con un microfono Neumann in una saletta di un metro quadro".

Ci fu anche un famoso incontro con Frank Zappa... "Una figura cosmica, che sapeva di tutto: di politica, di arte, di pittura, e di blues. Alla vigilia del tour italiano per cui lo aveva ingaggiato, Trotta mi chiese di accompagnarlo a Monaco di Baviera per conoscere il tour manager e vederlo in concerto. Scoccò subito una scintilla: dopo che mi chiamò sul palco, i suoi musicisti mi raccontarono che non lo faceva mai. Era ancora scottato da quella volta al Madison Square Garden quando aveva invitato John Lennon e Yoko Ono si era prodotta nei suoi vocalizzi... Dopo il concerto di Milano, ci fu un bis a Genova. E' la dimostrazione che col blues anche i sogni impossibili si realizzano, se si ha la tenacia di inseguirli". Anche tra musicisti di natura diversa. "Io sono l'opposto di Zappa", conferma Treves. "Lui passava quasi più tempo a provare che in concerto, io invece mi sono guadagnato il nomignolo di 'Fabio buona la prima'. Anche quando ho suonato per Mina e per Riccardo Cocciante, per Branduardi e per Finardi, per Ivan Graziani o per gli Articolo 31, ho sempre fatto così. Ascolto il pezzo e mi metto a suonare quel che mi suggerisce l'emozione. Il che non vuol dire che mi reputi un grande musicista, anzi il mio cruccio è non avere mai imparato la teoria musicale. Il mio amico Enzo Jannacci mi consolava sempre ricordandomi che lo stesso valeva anche per molti grandi jazzisti".

Una chiacchierata con Treves è come una rapida scorsa tra le pagine di un'enciclopedia. "Quando sulle locandine vedo il mio nome accostato a quelli di Koko Taylor o di Johnny Winter penso davvero che tutto possa accadere. Ho suonato a Memphis sulle rive del Mississippi, ho conosciuto Rufus Thomas e il grande Buddy Guy...merito della mia costanza, ma anche di qualche colpo di fortuna". Dopo tante "porte girevoli", negli ultimi anni la sua Blues Band ha anche trovato una formazione sostanzialmente stabile. "Con Massimo Serra, il batterista, siamo insieme dal '92", spiega. "E Alex 'Kid' Gariazzo, il chitarrista che allora era davvero un ragazzino, sta con me da vent'anni esatti. In passato ho avuto a che fare con musicisti jazzofili, patiti del funky, rigorosi delle dodici battute. Oggi io stesso sono diventato più aperto, apprezzo i Black Keys come Beyoncé, e l'unica cosa che chiedo ai miei musicisti è che sul palco ci diano dentro e si divertano. Con loro ho suonato a Pistoia, in Svizzera, in Germania. Ci siamo trovati in locali eleganti e in club in cui ti tocca cambiarti nei fusti esausti di birra. Funziona, tra noi, perché il blues esige rispetto, amicizia, condivisione dei momenti belli e delle difficoltà". Il repertorio, come dimostrano le scalette dell'ultimo tour, non è solo blues in senso stretto, l'approccio non è didascalico e pedante. "C'è il blues rurale, quello urbano, quello influenzato dal jazz. Ma in fin dei conti ognuno lo interpreta come vuole, e anche re del soul come Sam Cooke e Otis Redding, un'icona country come Willie Nelson o leggende del gospel come i Blind Boys of Alabama lo hanno cantato in modo magnifico. Per questo sul palco spaziamo dall'acustico al rock blues elettrico, dai traditional a T Bone Walker, e in scaletta ho voluto includere anche un pezzo di John Sebastian che conobbi all'isola di Wight. Usiamo anche strumenti poveri, sul palco, per dimostrare che non servono chitarre costose e grandi effetti scenici. La soddisfazione più grande è essere ancora qui, mentre qualcuno di quelli che un tempo ci trattava con sufficienza è sparito dalla scena. Purtroppo devo ricordare anche gli amici che non ci sono più, e che con noi hanno condiviso un tratto di strada: Guido Toffoletti in Veneto, Roberto Ciotti a Roma. I rapporti non sono mai stati competitivi, Roberto per esempio l'ho sempre considerato un mio blues brother. L'ultima volta che abbiamo suonato insieme è stato l'anno scorso al Trasimeno Blues Festival insieme a Paolo Bonfanti, a Nick Beccattini e a "Guitar Ray" (che con Treves si esibisce di frequente). Per fortuna ci restano i suoi bei dischi, la sua eredità musicale. Il blues è immortale".

Perché? "Perché trasmette sentimenti universali, gioia, disperazione, comunione, solidarietà. E' la colonna sonora della vita di tutti i giorni. Se sei stato mollato dalla tua ragazza, se sei stato licenziato e sei povero in canna, il blues ha sempre la canzone giusta per te. C'è voglia di autenticità, in giro. Se guardo indietro a questi quarant'anni, vedo la sceneggiatura tipica del blues: la storia di un ragazzo incapace di suonare ma con un fuoco dentro, una smania di esprimersi che mi aiutò a superare la timidezza pazzesca che avevo da ragazzo e che mi spingeva a chiudermi in me stesso. Ho scoperto che con la musica si può cambiare, e che quel che dai ti ritorna indietro. Se sei generoso, il pubblico ti segue fedelmente: vedere ai concerti padri e figli insieme è una grande soddisfazione. Siamo passati attraverso i cambiamenti delle mode, del costume, della società, e siamo ancora qui. Non suono per vendere un disco o una maglietta in più, per me il blues è una forma di terapia. La musica e l'affetto della gente mi danno la carica. Non c'è davvero niente di meglio, contro il logorio della vita moderna...".

(Alfredo Marziano)

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MessaggioInviato: 10 aprile 2014, 16:28
Avatar utenteMessaggi: 2966Località: Lamezia TermeIscritto il: 16 febbraio 2007, 19:51
un gran peccato, quando si parla di blues in Italia, si debbano sentire i nomi di zucchero e pino daniele...
poi c'è gente come Fabio Treves, la buonanima di Giancarlo Schinina, Fabrizio Poggi and Chicken Mambo, l'altra buonanima di Roberto Ciotti.... e chi sono???


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MessaggioInviato: 11 aprile 2014, 9:54
Messaggi: 2076Località: trevisoIscritto il: 24 febbraio 2006, 0:28
Treves, vera anima blues..


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MessaggioInviato: 11 aprile 2014, 21:31
Avatar utenteMessaggi: 1908Iscritto il: 20 dicembre 2010, 22:27
grande!


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MessaggioInviato: 2 luglio 2014, 12:06
Messaggi: 183Località: BiellaIscritto il: 8 aprile 2014, 0:16
Sabato 12 luglio all'anfiteatro di Sordevolo- Biella, Fabio Treves suonerà con Pete Pearson re del blues dell'Arizona. Ingresso 10 €.
Praticamente sotto casa mia; ci andrò di sicuro;-)

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MessaggioInviato: 4 luglio 2014, 16:02
Avatar utenteMessaggi: 2423Iscritto il: 23 giugno 2006, 1:46
Per Biella ci faccio un pensiero anche io,in concerto è spettacolare. Qualche anno fa feci una recensione di un suo concerto e mi ritrovai a casa una foto autografata e una lettera di ringraziamenti.
Persona molto umile e gran bluesman
Sici


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MessaggioInviato: 11 luglio 2014, 9:04
Messaggi: 183Località: BiellaIscritto il: 8 aprile 2014, 0:16
@sici se vieni al concerto hai una birra pagata, , fammi sapere.

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MessaggioInviato: 12 luglio 2014, 11:13
Avatar utenteMessaggi: 2423Iscritto il: 23 giugno 2006, 1:46
Grazie delfoo, ma mia moglie mi ha già preso un altro impegno...alla prox!
Sici


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MessaggioInviato: 13 luglio 2014, 11:12
Messaggi: 183Località: BiellaIscritto il: 8 aprile 2014, 0:16
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Grande serata con la partecipazione di Pete Pearson nell'unica data italiana.
Una voce incredibile che in passato ha collaborato con B.B King e ha aperto alcuni concerti di Springsteen.


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MessaggioInviato: 26 luglio 2014, 14:42
Avatar utenteMessaggi: 3951Iscritto il: 15 giugno 2006, 18:11
Ricovero in ospedale per Fabio Treves: 'Di nuovo sul palco da settembre'

Fabio Treves, 40 anni di blues: 'E' il mio anti stress. Lo consiglio a tutti'
A causa di un improvviso ricovero in ospedale e di un intervento resosi necessario per ovviare a un'occlusione intestinale, Fabio Treves non sarà in condizione di esibirsi nei concerti in programma il 31 luglio a Champoluc (AO), il 1° agosto a Ghisalba (BG), il 2 agosto a Desio (MB), il 7 agosto ad Avegno (Svizzera) e il 10 agosto a Bergolo (CN).

Lo annuncia la sua pagina Facebook specificando che la Treves Blues Band, composta nell'occasione da Alex Kid Gariazzo (voce, chitarra, ukulele, mandolino), Massimo Serra (batteria e percussioni), Guitar Ray (voce e chitarre) e Gab D (basso) accompagnati da ospiti speciali, salirà comunque sul palco a Champoluc, Ghisalba e Avegno.


"Fabio", recita il messaggio postato su Facebook, "conta di rimettersi al più presto e di tornare sul palco, anche su consiglio dei medici, da settembre 2014, pronto e carico di energia come sempre".

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MessaggioInviato: 27 luglio 2014, 9:57
Messaggi: 2076Località: trevisoIscritto il: 24 febbraio 2006, 0:28
in bocca al lupo


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MessaggioInviato: 27 luglio 2014, 12:41
Avatar utenteMessaggi: 91Località: reggio calabriaIscritto il: 26 marzo 2013, 11:47
Un grandissimo...qualcuno mi può fare un elenco dei suoi LP migliori, i più consigliati?


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MessaggioInviato: 27 luglio 2014, 12:45
Avatar utenteSite AdminMessaggi: 3911Località: MilanoIscritto il: 6 gennaio 2006, 23:20
un grosso augurio di pronta guarigione al mitico Fabione!

mythumb ti consiglio il doppio live del 2008 a Spaziomusica Pavia:
http://www.trevesbluesband.com/cdlive2008.html

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MessaggioInviato: 28 luglio 2014, 14:49
Avatar utenteMessaggi: 91Località: reggio calabriaIscritto il: 26 marzo 2013, 11:47
Grazie mille Jacopo!


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MessaggioInviato: 31 luglio 2014, 12:38
Avatar utenteMessaggi: 706Località: Acqui Terme (AL)Iscritto il: 12 luglio 2007, 12:01
condivido tutto quello che dice al 100%


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