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MessaggioInviato: 26 giugno 2013, 12:41
Avatar utenteMessaggi: 3985Iscritto il: 15 giugno 2006, 18:11
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Grateful Dead/MAY 1977 Grateful Dead

di Gianni Sibilla

Come è possibile che una band scioltasi quasi 20 anni fa, inscidibilmente legata alla cultura degli anni ’60 e ’70, dia ancora lezioni di questo genere?
I Grateful Dead sono finiti con la morte di Jerry Garcia nel 1995. Ma non sono mai finiti: lo dimostra questa pubblicazione, l’ennesima di una gestione esemplare del rapporto con il proprio pubblico, di conservazione della memoria e di gestione del proprio archivio.
“May 1977” è un box di 14 (quattordici!) CD, venduto in confezione limitata di 15.000 copie a 140 dollari - al momento in cui scriviamo ne sono rimaste "solo" 2500, dopo poche settimane di messa in vendita. Un buon risultato, ma per dire: il mastodontico box dedicato al tour Europeo del ‘72 - ovvero 73 Cd a 450€ - andò esaurito in pochissimo tempo. Ma insomma, vi fa capire che c’è gente disposta ad acquistare qualsiasi cosa della band.
Tutto questo non capita per caso e non è semplice fanatismo. I prodotti con il marchio "Grateful Dead" sono sempre di altissima qualità musicale e non solo. Vengono comprati a scatola chiusa per un motivo. Tra la band, quel che rimane, e i suoi appassionati c'è un legame solido, che ha che fare con la controcultura californiana, ma anche con scelte industriali azzeccatissime e innovative ancora oggi. Per esempio, i Dead permettevano ai fan di registrare i concerti e tolleravano (anzi, incentivavano) la libera circolazione delle registrazioni di concerti. Dopo la morte di Garcia, questo sistema è stato capitalizzato sfruttando gli archivi con pubblicazioni rimasterizzate e curatissime di concerti. Si sa, i Dead vivevano sul palco, e in più di 2400 esibizione non hanno mai suonato lo stesso brano due volte alla stessa maniera.
Senza essere “Dead head”, i fan che maniacalmente seguivano ogni concerto e che ora collezionano ogni uscita, la band continua ad avere moltissimi motivi di interesse. Questo box, per esempio: registrato in quello che spesso è indicato come il periodo migliore della band. Comprende 5 concerti, tra l’11 e il 17 maggio 1977 (St Paul, 2 a Chicago, St. Louis, Toscaloosa). Non c’è quel concerto di qualche giorno prima, alla Cornell University l’8 maggio, che è considerato il migliore in assoluto della band - ma attenzione, i fan potrebbero portarvi in infinite discussioni sia sul periodo migliore che sul concerto miglior. Non c’è perché non è di proprietà della band (ma circola liberamente in ottima qualità, da soundboard: lo si può ascoltare qua). Nel box ci sono invece cinque stupende esibizioni, con molti classici in versioni altrettanto stupende - i fan duri e puri troveranno motivi di interesse a non finire, che non stiamo a raccontare per non tediarvi.
Ascoltando i cinque concerti si capisce perché i Dead di questo periodo sono considerati al loro picco: una band che ha sicurezza assoluta dei propri mezzi, che improvvisa con facilità ed eleganza, ma senza mai perdere coesione e senza neanche sembrare manieristica (come si potrebbe dire di alcuni momenti successivi). Una band che gioca con diversi generi, persino con la disco music di quel periodo. E che riesce ad integrare al meglio pure la voce femminile di Donna Jean Godcheaux (che sarebbe andata via un paio di anni dopo, e che in altri momenti della sua permanenza della band suonava quasi come un elemento estraneo).
Ci sono tante gemme, qua dentro. La mia preferita è la versione di “St. Stephen” (uno dei classici più classici) che sfocia in un beat alla Bo Diddley con “Iko Iko” e “Not fade away” per poi sciogliersi in "Sugar magnolia". Nessuno sapeva fondere le canzoni come i Dead, inventandosi transizioni ogni volta nuove: sentite una delle tre stupende versioni di "Scarlet begonias"/"Fire on the mountain" - altro classico dei classici nel catalogo dei Grateful Dead. O ancora le belle versioni di “Dancing in the streets”- o ancora un'eterea "Stella blue".
Un discorso a parte merita il superbo packaging, con libri foto e quant’altro. Il box è acquistabile anche in edizione digitale per un centinaio di euro, ma solo sul sito della band e non a singole tracce - questa è l’unica pecca dell’operazione - e comunque il packaging vale da solo il prezzo dell’acquisto.
Il fatto è che la lezione dei Dead non sarà mai imparata abbastanza: sarebbe bello vedere altri cataloghi gestiti allo stesso modo, e magari non da postumi. Lo stanno facendo i Phish, veri eredi dei Dead (leggetivi questo interessante articolo sull'economia che deriva dai loro concerti). Lo fa, un po', la Dave Matthes Band. Lo fanno le varie "jam bands". Molti fanno la scelta dei Pearl Jam, che anni fa introdussero la metodica pubblicazione di ogni concerto. Ma quella è più la logica del "souvenir" - se sei stato al concerto, te lo compri per averlo come ricordo. La lezione dei Grateful Dead è diversa, è quella della "curation": scegliere concerti memorabili e pubblicarli spiegandone l'importanza per tutti i fan, non solo per chi ci è stato.
La verità è che non sono molti gli artisti che potrebbero sopportare operazioni del genere: molti fanno concerti di alto livello ma sempre uguali, con esibizioni virtualmente indistinguibili l'una dall'altra. Quelli che invece potrebbero, quelli che hanno un archivio vario, ricco di concerti memorabili, gemme, versioni diverse della stessa canzone... Quelli come Springsteen, insomma, sono troppo dentro a logiche "corporate" da grande etichetta discografica per pubblicare metodicamente vecchi concerti. Fate mente locale e qualche altro nome vi verrà in mente.
Ma, discorsi industriali a parte: “May 1977” è un gran bel box. Forse non diretto all’ascoltatore medio - per il quale può bastare andare a farsi un giro su un servizio di streaming, dove è presente un catalogo enorme di registrazioni ufficiali dal vivo. Ma comunque una pubblicazione assolutamente degna di essere portata ad esempio, dal punto di vista musicale e di gestione di un marchio.


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MessaggioInviato: 2 luglio 2013, 9:51
Messaggi: 2915Iscritto il: 29 giugno 2007, 9:18
molto interessante, grazie Oscar per queste succulente informazioni

rosso57 <) <sg


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MessaggioInviato: 18 ottobre 2013, 10:55
Avatar utenteMessaggi: 3985Iscritto il: 15 giugno 2006, 18:11
Grateful Dead, esce su vinile un concerto 'perduto' del 1970

Verrà pubblicato in doppio vinile in edizione limitata - solo 7500 copie - il prossimo 29 novembre il concerto che i Grateful Dead tennero il 18 aprile 1970 al Family Dog On The Great Highway di San Francisco, registrazione da anni ritenuta perduta e recuperata negli archivi solo recentemente: l'esibizione acustica - in origine annunciata come "Mickey Hart and his heartbeats and Bobby Ace and his cards from the bottom of the deck" - verrà resa disponibile anche in formata CD su Dead.net lo stesso giorno, mentre per la versione digitale una data di pubblicazione non è ancora stata annunciata.

L'esibizione, della durata di 80 minuti, vide il gruppo eseguire diciassette canzoni, tra le quali alcune - "Wake up little Susie" e "Silver threads and golden needles" - di rado catturate dal vivo: nella registrazione del set è presente anche una parentesi solista di sei brani di Ron "Pigpen" McKernan, tra i co-fondatori del gruppo scomparso nel '73.

Ecco, di seguito, la tracklist di "Family Dog at the Great Highway - San Francisco, CA 4/18/70":

Disco 1

Lato A

"I Know You Rider"
"Don't Ease Me In"
"Silver Threads and Golden Needles"
"Friend of the Devil"
"Deep Elem Blues"

Lato B

"Wake Up Little Susie"
"Candyman"
"Cumberland Blues"
"New Speedway Boogie"

Disco 2

Lato A

"Me and My Uncle"
"Mama Tried"
"Katie Mae"

Lato B

"Ain't It Crazy (The Rub)"
"Roberta"
"Bring Me My Shotgun"
"The Mighty Flood"
"Black Snake"

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MessaggioInviato: 18 ottobre 2013, 20:37
Messaggi: 2122Località: trevisoIscritto il: 24 febbraio 2006, 0:28
che bellezza..!


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MessaggioInviato: 6 dicembre 2013, 11:13
Avatar utenteMessaggi: 3985Iscritto il: 15 giugno 2006, 18:11
In Dvd il concerto per i 70 anni di Jerry Garcia. 'Un maestro, anche di cinema'

La prima esibizione dei Grateful Dead a cui ha assistito Justin Kreutzmann porta una data fatidica: 16 agosto 1969, festival di Woodstock. Occasione storica, ma performance - a detta degli stessi protagonisti - tra le peggiori di sempre della leggendaria band californiana. Lui, figlio del batterista Bill Kreutzmann, non è in grado di esprimere un giudizio né di contribuire al dibattito: all'epoca aveva tre mesi. "Nel film c'è una sequenza in cui si vedono Pigpen e mio padre scendere da un elicottero, insieme a mia madre che tiene in braccio un bambino piccolo: quello sono io! Il primo ricordo che ho di un concerto, però, risale al 1974, durante la lavorazione del 'Grateful Dead Movie' al Winterland di San Francisco. Non rammento nulla di particolare se non un sacco di cineprese in giro".

E proprio quel film, diretto da Jerry Garcia, viene indicato oggi da Kreutzmann jr. come modello di riferimento del suo "Move me brightly", testimonianza appena uscita in Dvd e Blu-ray (purtroppo senza sottotitoli) del concerto fiume che il 3 agosto 2012 riunì presso i TRI Studios di Bob Weir, a San Rafael (California), una moltitudine di musicisti desiderosi di celebrare quello che sarebbe stato il settantesimo compleanno del grande chitarrista e leader spirituale dei Dead. "Credo che il 'Grateful Dead Movie' sia uno dei migliori documentari musicali mai realizzati", conferma Justin. "Grazie alla cura che Jerry mise nel progetto si ha una percezione genuina di cosa fosse la band e di chi fossero i suoi fan. E' una meravigliosa istantanea dei Dead nel 1974 e ne cattura realmente l'essenza. Mi sono fatto ispirare dalla struttura e dall'atmosfera del film: mi piace come Jerry mescola canzoni e interviste, senza dare uno spazio preponderante né ai dialoghi né alla musica così da coinvolgerti nel racconto. La maggior parte dei film musicali si limita a riprendere una band che suona sul palco per due ore mentre io apprezzo il formato del documentario, l'idea di un racconto che ti spieghi che cosa c'è dietro alla musica. E' questo che ho cercato di emulare con 'Move me brightly' ".

Qualche fan si lamenterà, forse, dell'assenza del concerto completo, che peraltro all'epoca venne trasmesso per intero in live webcast. "Ognuno ha una sua idea in proposito, ma è proprio pensando ai Deadheads che ho deciso, salvo alcune eccezioni, di non interrompere il flusso musicale. Solo all'inizio il film entra ed esce dalle canzoni per coinvolgere lo spettatore: ma a partire dal terzo pezzo i brani sono riprodotti per intero proprio per consentire a chi vuole ascoltarli di non essere disturbato dal parlato. Spero di avere trovato un giusto compromesso. E comunque il Dvd cpontiene quasi tre ore di musica e il Blu-ray un'altra ora in più, per un totale di tre ore e mezza sulle 4 e mezza del concerto. Nella video gallery del sito dei TRI Studios, poi, abbiamo incluso cinque canzoni che non si trovano né sul Dvd né sul Blu-ray. In sostanza il 90 per cento del materiale è stato pubblicato mentre il resto sono soprattutto cover per cui sarebbe risultato un po' più lungo assicurarsi le licenze. E' stato più facile tenere tutto all'interno della famiglia".

Lo show, racconta Kreutzmann, "ha preso forma nel più classico stile Grateful Dead. Nessuno si è seduto a tavolino a elaborare grandi progetti, a stabilire in modo meticoloso come avrebbe dovuto essere strutturato lo show, a decidere in anticipo che cosa sarebbe successo. E' accaduto tutto piuttosto in fretta, c'è stato poco tempo per pensare o per preoccuparsi ed è stato meglio così. Ci sono milioni di cose che avrebbero potuto andare storte e invece le stelle si sono allineate. Si è creato lo spirito giusto. Mi piace una frase che pronunciata nel film da Trixie, una delle figlie di Garcia: ci siamo alzati la mattina e abbiamo cominciato a festeggiare. Abbiamo voluto celebrare vita e musica di Jerry concentrandoci sulle cose positive e sgombrando il campo dai sentimenti negativi, dal fatto tragico rappresentato dalla sua assenza. Nella mia mente, si è trattato di un evento gioioso".

L'approccio easy e molto californiano del gruppo ha lasciato una forte impronta nello stile di Justin: nel suo "Move me brightly" sembra mancare una sceneggiatura studiata come quella che Martin Scorsese ha dedicato ai suoi film-concerto sulla Band o sui Rolling Stones. "Quando mi sono seduto a montare il film e a cercare di dare un senso alla storia", spiega il regista, "ho cercato di restare fedele alla struttura del concerto, con il suo inizio, la sua parte centrale e la sua fine, giocando un poco con i racconti che non si succedono in ordine cronologico ma in modo da accompagnarsi nel migliore dei modi alla musica. Ho lasciato, insomma, che fossero le canzoni a 'decidere', restando fedele alle riprese live senza fare grandi ricostruzioni. Ho cercato di fare attenzione a ciò che certi momenti musicali suggerivano; il mio fine ultimo era di di conservarne ritmo al racconto, spostando e tagliando ciò che non sembrava essere al posto giusto. Anche in questa fase non avevo molto tempo a disposizione, e in fin dei conti non avere intere settimane di tempo per pensare a quello che sarebbe stato giusto fare ha giocato a mio favore".

Sul palco si vedono due ex Dead come Phil Lesh e Donna Jean Godchaux, ma non Mickey Hart e il padre di Justin, Bill. Come mai? "Mio padre quella sera aveva un concerto con la sua band alla Rock and Roll Hall of Fame...Lo abbiamo raggiunto per un'intervista in Connecticut, il posto più vicino alla California in cui era possibile trovarlo in quel periodo. A lui, come a Mickey e a tutti i musicisti che abbiamo intervistato per il film, avevamo chiesto di prendere parte al concerto ma alcuni non hanno potuto esserci per impegni precedenti. Lo show è stato organizzato con otto settimane di anticipo: come puoi immaginare, i calendari erano già piuttosto fitti e siamo stati molto fortunati ad avere così tanta gente sul palco. Le interviste sono state effettuate tra la fine di giugno e il mese di luglio del 2012. Ho voluto incontrare David Hidalgo dei Los Lobos, una persona piacevolissima, perché Jerry mi aveva raccontato di avergli donato una delle sue chitarre. Mi era sembrata una bellissima storia, considerando che Garcia non era solito regalare i suoi strumenti: non era come Elvis che dispensava Cadillac agli amici... Era un personaggio importante da intervistare, mi sono procurato il suo numero di telefono e quando mi ha detto che quel pomeriggio sarebbe stato in casa (a Los Angeles) sono saltato sul primo aereo possibile. Carlos Santana ha uno studio e una casa qui vicino, e siamo andati a trovarlo. Mentre i Jane's Addiction, che stavano provando a Los Angeles, ci hanno chiamati per farci sapere che avrebbero avuto venti minuti a disposizione per noi. Mi piace l'atmosfera informale della chiacchierata che abbiamo fatto con loro: due musicisti che raccontano le loro storie". Anche John Doe degli X, un musicista in apparenza lontano per sensibilità dalla California hippie dei Dead, ha voluto essere della partita. "Ho sempre amato la sua band, e lui oggi vive qui vicino nel Nord della California", spiega Kreutzmann. "Nel film volevo qualcuno che testimoniasse il suo rispetto per Jerry pur non essendo un Deadhead e senza avere legami familiari con il gruppo. Il fatto che una figura importante della scena punk rock californiana come lui parli di Garcia aggiunge un tocco interessante. Luke Wilson, che si è incaricato delle interviste, è invece un fan convinto del gruppo. L'avevo incontrato un paio di anni prima, quando era venuto ad assistere ad alcuni concerti reunion dei Dead, e ci eravamo piaciuti subito. Ho sempre apprezzato il suo lavoro, è un ottimo attore e un ragazzo molto simpatico, Anche in quel caso è successo tutto in modo casuale: sapendo della sua passione per il gruppo gli ho chiesto se in quei giorni fosse libero da impegni. Fortunatamente aveva un weekend di vacanza e ha potuto esserci".

Tra le assenze pesa quella di David Crosby, che ha rimediato inviando una poesia inedita letta sul palco da Jim Lauderdale. "Tutta la nostra famiglia, ovviamente, conosce David da tanti anni", spiega Justin. "Mio padre, Jerry e Phil (Lesh) avevano suonato sul suo album solista del 1971, 'If I could only remember my name', e lui è stato uno dei primi che abbiamo contattato per invitarlo al concerto: non poteva esserci perché impegnato a esibirsi in qualche altro posto con Graham Nash. Un giorno, mentre sedevo al computer a casa, ho ricevuto una e-mail del suo manager che mi diceva che David aveva scritto una poesia. Una cosa totalmente inaspettata: mi ha reso felice sapere che si era sentito motivato a comporre qualcosa in ricordo di Jerry".

Assente Crosby, negli sturi TRI si sono presentati vecchi e nuovi estimatori dei Dead come Mike Gordon dei Phish, Jonathan Wilson, Harper Simon, Neal Casal della Chris Robinson Brotherhood, Craig Finn degli Hold Steady, Chris Tomson dei Vampire Weekend e membri dei Cardinals di Ryan Adams. Protagonisti corali di quello che il padrone di casa, Weir, definisce nel film una sorta di ottimo remake. "Sono d'accordo con lui, perché molti dei musicisti che hanno partecipato al concerto sono più giovani e dai Dead hanno tratto ispirazione. Ognuno di loro ha portato la sua personale interpretazione di quella musica, contribuendo con nuove idee. A tutti avevo chiesto di dirmi quali canzoni avrebbero voluto suonare con Bob Weir; compilata una lista abbiamo dato a ciascuno due giorni di tempo per provare e imparare la sua parte. Al momento di andare sul palco le cose sono cambiate perché Bob ama giocare, cambiare le carte in tavola e incoraggiare i musicisti ad assumersi dei rischi. Durante le prove i pezzi erano venuti più simili agli originali mentre dal vivo è venuto fuori l'aspetto sperimentale. Molte delle jam che sono state suonate quel giorno sono venute molto bene, diverse dal solito: era evidente che nessuno stava cercando di copiare i Grateful Dead. Quando si cerca di ricreare qualcosa che è stato già fatto da altri si è destinati al fallimento, e se guardi il film ti rendi conto che nessuno cerca di suonare come Jerry Garcia. Nessuno cerca di riprodurre il sound dei Grateful Dead o si sforza di cambiare se stesso. Se di remake dobbiamo parlare, credo riguardi soprattutto lo spirito di una band unica e diversa da tutte le altre, che amava far succedere le cose spontaneamente. E' questo, credo, il significato dell'affermazione di Bob".

Che, in uno dei momenti più interessanti delle riprese "backstage", invita i musicisti a seguire la storia di ogni canzone per trarne la giusta ispirazione. "Avevamo una cinepresa piazzata ma non sapevamo che Bob avrebbe detto quella cosa. Nel meeting quotidiano tra i musicisti, la parte più significativa era quella in cui Weir spiegava come affrontare le canzoni. Il suo consiglio era di non pensare a come le avrebbe suonate Jerry, ma di lasciare che fosse la canzone stessa - la sua storia - a suggerire cosa suonare e come suonarlo. E' stato molto bello vedere Bob farsi avanti e parlare in quel modo a quei ragazzi più giovani di lui. Non stava cercando di impartire particolari tecniche chitarristiche ma una filosofia musicale. Mi è sembrato un momento stupendo, e questo è il motivo per cui l'ho incluso nel film" (su Weir, anticipa Kreutzmann, è in fase finale di postproduzione un documentario da lui prodotto e diretto da Mike Fleiss, che dovrebbe uscire nelle sale americane l'anno prossimo).

Da "Move me brightly" la "filosofia" Dead emerge in tutta chiarezza, così come la personalità artistica e umana di Garcia (l'altra figlia Annabelle racconta del suo sogno insoddisfatto di un duetto con Dolly Parton..). Ma qual è, secondo Kreutzmann, il suo lascito più importante? "Chi, come me, ha avuto la fortuna di conoscerlo di persona ne ha ricavato diversi insegnamenti sul piano personale. Ho imparato ad apprezzare il suo modo spesso anticonvenzionale di pensare: Jerry mi ha insegnato a guardare alle cose da una prospettiva differente e a non badare a quel che dice la gente. Ma per chiunque altro l'eredità principale resta la musica. Se ascolti qualunque sua registrazione solista o con i Dead ti accorgi che gli piaceva fare le cose in modo diverso. Jerry non era il tipo di persona che avrebbe voluto essere ricordata con una statua o con una strada intitolata al suo nome. L'unica cosa che gli interessava veramente era suonare, essere in una rock'n'roll band e avere qualcuno disposto ad ascoltarlo".

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MessaggioInviato: 3 settembre 2014, 11:07
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MessaggioInviato: 24 ottobre 2014, 14:09
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MessaggioInviato: 24 ottobre 2014, 16:02
Avatar utenteMessaggi: 4196Località: CelleIscritto il: 18 settembre 2006, 13:04
Gran bella notizia, grazie Oscar


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MessaggioInviato: 16 gennaio 2015, 22:08
Avatar utenteMessaggi: 3985Iscritto il: 15 giugno 2006, 18:11
Concerti, Grateful Dead: reunion dei superstiti a luglio per il 50° anniversario


Avrà luogo al Soldier Field di Chicago tra i prossimi 3 e 5 luglio la reunion dal vivo che gli elementi superstiti della band un tempo guidata da Jerry Garcia terranno per festeggiare il cinquantesimo anniversario dalla formazione che debuttò discograficamente con l'omonimo album nel 1967: la residency, che coinvolgerà i percussionisti Mickey Hart e Bill Kreutzmann, oltre che al bassista Phil Lesh e al chitarrista Bob Weir, è stata battezzata "Fare thee well: celebrating 50 years of Grateful Dead", sarà con ogni probabilità l'ultima prova su un palco dei veterani rocker californiani.

"E' con rispetto e gratitudine che abbiamo deciso di celebrare per l'ultima volta non solo l'eredità del gruppo, ma anche la comunità che ci ha seguito per questi cinquant'anni", ha spiegato Lesh nel comunicato stampa col quale è stata comunicata l'iniziativa: "Jerry Garcia è stato un grande maestro americano e i Grateful Dead non sono solo un tassello fondamentale nell'evoluzione della musica di questo paese, ma anche un pezzo importante di storia americana", gli ha fatto eco il chitarrista e cantante Trey Anastasio, che insieme a tastierista Jeff Chimenti e al pianista Bruce Hornsby (quest'ultimo già presente, tra l'altro, in occasione dell'ultima sortita del gruppo dal vivo con Garcia, nel '92), si unirà ai membri originali, "I Dead sono stati un gruppo che partendo dalle origini del rock elettrico ha saputo portare avanti la tradizione, modernizzandola, e incarnando il vero spirito di libertà di questa nazione. Non sappiamo cosa succederà, negli anni a venire, ma oggi come oggi non possiamo che chiederci: 'Chi è più americano di loro?'".


Le prevendite verranno aperte sulla piattaforma statunitense di Ticketmaster a partire dal prossimo 14 febbraio.

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MessaggioInviato: 21 gennaio 2015, 10:20
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MessaggioInviato: 22 gennaio 2015, 9:56
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MessaggioInviato: 22 gennaio 2015, 12:27
Avatar utenteMessaggi: 2025Iscritto il: 20 dicembre 2010, 22:27
Grande, grandissima band.


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MessaggioInviato: 2 marzo 2015, 9:38
Avatar utenteMessaggi: 3985Iscritto il: 15 giugno 2006, 18:11
Grateful Dead: sold-out in pochi minuti per i concerti d'addio

Sono ufficialmente sold out i concerti dell'evento "Fare the well", in cui i Grateful Dead si esibiranno per l'ultima volta in occasione dei 50 anni della loro carriera. La band suonerà il 3,4 e 5 luglio 2015 presso il Soldier field di Chicago, con quattro membri originali (Mickey Hart, Bill Kreutzmann, Phil Lesh, e Bob Weir) a cui si affiancheranno Trey Anastasio, Jeff Chimenti e Bruce Hornsby.

I biglietti venduti sono circa 210.000 e sabato 28 febbraio - quando i tagliandi sono stati messi in vendita per il grande pubblico - sono andati letteralmente bruciati nel giro di pochi minuti.
Peter Shapiro, l'organizzatore, ha spiegato che tutti i biglietti sono stati venduti in meno di un'ora e che tutto si sarebbe concluso ancora più velocemente se non fosse stsato per alcuni rallentamenti dei sistemi dovuto al sovraccarico di richieste.

I biglietti erano in vendita a prezzi che andvano di 59,50 ai 199,50 dollari, con un tetto massimo di 70.000 singoli pezzi disponibili per ogni giornata del "Fare the well".

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MessaggioInviato: 2 marzo 2015, 18:17
Avatar utenteMessaggi: 2025Iscritto il: 20 dicembre 2010, 22:27
Spero in un dvd ufficiale.


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MessaggioInviato: 15 marzo 2015, 11:33
Avatar utenteMessaggi: 3985Iscritto il: 15 giugno 2006, 18:11

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