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Indice  ~  Get Off Of My Cloud  ~  Jimi Hendrix

MessaggioInviato: 18 settembre 2015, 18:08
Avatar utenteMessaggi: 1908Iscritto il: 20 dicembre 2010, 22:27
Jimi Hendrix , dopo “Electric Ladyland” e fino alla fine

“Electric Ladyland” è l’ultimo album in studio che Hendrix completerà in vita. “Electric Ladyland” è il suo primo ad andare al numero uno negli Stati Uniti. Il successo porta con sé il potere. Il potere, le responsabilità. Al passaggio dal 1968 al ’69 il chitarrista di Seattle è una delle più grandi stelle del rock, forse addirittura la più grande e sicuramente quella che strappa gli ingaggi più alti. Per certo del rock è l’unica autentica stella afroamericana, giacché in fondo Sly Stone fa altro. Cresciuto senza che il colore della pelle costituisse un problema, ha cominciato a fare i conti con il pregiudizio nell’esercito ed è stato costretto definitivamente a prenderne le misure dagli innumerevoli tour giù nel profondo Sud negli anni dell’apprendistato. Se traslocando sull’altro lato dell’Atlantico ha scoperto nel suo essere nero persino un vantaggio, al ritorno in patria con il giusto orgoglio di chi ce l’ha fatta inizia a pesargli che il suo pubblico sia in stragrande maggioranza bianco. Solo settori marginali di una platea afroamericana che si è lasciata alle spalle da un pezzo il blues elettrico, e che sta per chiudere la stagione dell’errebì e del soul convertendosi in massa al funky, ne apprezzano gli anfetaminici riff e le magmatiche divagazioni psichedeliche: tant’è che quando andrà a suonare gratuitamente ad Harlem, lui abituato ad esibirsi davanti a decine di migliaia di spettatori, in duecento rimarranno fino alla fine dello spettacolo. Lo patirà, come ha ovviamente patito che da un lato e dall’altro della barricata razziale gli abbiano dato dello Zio Tom. E reagirà in due modi: musicalmente, scurendo decisamente il suo sound; politicamente, non facendosi tirare la giacchetta dagli estremisti (alle Pantere Nere magari quello che suona non piace, ma colgono bene quanto potrebbe essere dirompente l’adesione alla causa di un personaggio pubblico di simile statura) ma nel contempo lasciandosi alle spalle il confuso qualunquismo lascito dell’indottrinamento subìto sotto leva. Sicché da un appoggio nemmeno troppo velato al conflitto in Estremo Oriente passa a un’opposizione dettata pure dalla constatazione che sono soprattutto di colore i soldati mandati laggiù. Beninteso: senza alzare i toni e tenendosi in un ambito di generico pacifismo da figlio dei fiori. Appoggia la causa di Martin Luther King a parole e con donazioni consistenti ma mai pubblicizzate. Più che con la favella è tuttavia sempre con la chitarra che pronuncia i discorsi migliori. Due risulteranno indimenticabili.

Del primo non abbiamo che il resoconto reverente di chi c’era. Il 4 aprile 1968, il giorno dell’assassinio del Reverendo King, la Experience è di scena a Newark. Per qualche ora le autorità locali hanno considerato la possibilità di cancellare lo spettacolo, timorose degli effetti che potrebbe avere su una situazione tesissima anche soltanto la vista, in una zona in cui il razzismo è forte e sfacciato, di un gruppo multirazziale. Figurarsi una musica di suo esplosiva. Temono per altro verso che l’annullamento del concerto potrebbe a sua volta provocare disordini e finiscono per dare il via libera. Hendrix sale sul palco da solo e annuncia: “Questo brano è per un mio amico”. E si lancia in una lunga improvvisazione, straziante lamento funebre che fa calare un silenzio tombale sul palazzetto. Non un battito di mani alla fine, non un fischio, solamente lacrime.

Il secondo abbiamo potuto invece mandarlo a memoria, eternato nel film che documenta nel suo complesso la tre giorni di “pace, amore e musica” (certo, certo…) di Woodstock, in quello dedicato alla sola performance del nostro uomo (ma non c’è nemmeno metà concerto), infine nel doppio CD che, a trentun’anni di distanza, ha reso disponibile integralmente un’esibizione per lunghi tratti incerta ma poi per venti minuti trascendentale. Può pure darsi che per Hendrix eseguire l’inno nazionale americano avvolgendone la melodia purissima in spirali di feedback fino quasi a strangolarla, per quindi farla riemergere di nuovo virginea, non fosse che un interessante esercizio musicale. Ma ci credete voi? Potete credere che non fosse consapevole in cuor suo che quelle corde piegate fino a farsi bombe e sirene, e un pianto disperato per l’innocenza perduta, non avrebbero evocato nella mente di chiunque immagini del Vietnam, e di linciaggi, e di ghetti in fiamme? Tutti i fallimenti e le tragedie degli anni ’60 vivono e ci parlano in duecentoventitre secondi che non smetteranno mai di emozionare. Elegia per l’interprete stesso.

Diciassette mesi hanno separato “Electric Ladyland” da “Are You Experienced?”. Ce ne va uno in più, ed è un’eternità per un’epoca in cui rappresenta la normalità pubblicare due LP all’anno, perché arrivi nei negozi “Band Of Gypsys”. Non è che nel frattempo il Nostro abbia riposato sugli allori e se si è preso sì delle vacanze è stato per pochi giorni alla volta. Ha continuato a suonare dal vivo, molto ma un po’ di meno. Ha continuato a registrare e in questo caso i ritmi meno frenetici sono dovuti ai ritardi nell’allestimento di uno studio di proprietà, l’Electric Lady, a New York. Lui e il manager hanno deciso di costruirlo dopo essersi resi conto che con quello che è stato speso per “Electric Ladyland” si sarebbero potuti comprare i Record Plant, invece che pagarne l’affitto. Amara ironia che l’album, un altro doppio, designato a essere il successore vero di quel monumento sia destinato a rimanere incompiuto.

Se Jimi tace tanto a lungo è per una concomitanza di ragioni: l’usura di due anni vissuti a velocità forsennata per reggere la quale ha fatto un ricorso alle droghe (e ad altri assortiti aiutini farmaceutici) sempre più massiccio e non più creativo e ricreativo; la perdita, con Chas Chandler, di una stella polare in grado di indirizzarne una creatività tutt’altro che sopita; un perfezionismo sempre più esasperato, che lo porta a non essere mai soddisfatto appieno di quello che scrive e incide; il dissolversi della Experience. A Woodstock si è esibito alla testa di un sestetto raccogliticcio – Gypsy Sun And Rainbows – in cui gli unici professionisti veri, con lui, sono il superstite Mitch Mitchell e il bassista Billy Cox. Poi pure Mitchell se n’è andato e il chitarrista ritmico Larry Lee e i percussionisti Juma Sultan e Jerry Velez sono stati congedati. La Band Of Gypsys recupera la formazione a tre con una ritmica che al basso funkeggiante di Cox accoppia la tuonante batteria di Buddy Miles, un monolite al raffronto del costantemente cangiante tappeto ritmico mitchelliano. Per la prima volta in vita sua, Jimi Hendrix capeggia un gruppo interamente nero. Al manager Michael Jeffrey la novità non piace. Ha una fottuta paura che si perda per strada il pubblico bianco senza acquisire in cambio quello – perdipiù minoritario – nero. E tanto dirà e tramerà che alla fine il nostro eroe dovrà arrendersi, scusarsi con Buddy Miles, richiamare Mitch Mitchell e riesumare la prima ragione sociale. A testimoniare la breve stagione della Band Of Gypsys non resta che un omonimo live tratto da quattro concerti newyorkesi a cavallo fra l’ultimo giorno del ’69 e il capodanno 1970 (più estesa selezione nel doppio pubblicato nel ’99 “At The Fillmore East”): disco oltretutto fatto uscire (negli Stati Uniti lo griffa Capitol, non Reprise) più che per ragioni squisitamente artistiche per chiudere un contenzioso con un discografico con il quale Hendrix si era impegnato prima di conoscere Chandler e assurgere allo stardom. Non credete però a chi lo cataloga alla voce “fallimenti”, o più gentilmente lo dice un congedo in tono minore. Non badate a chi addirittura fa finta di niente e ne censura un’esistenza che già basterebbe una Machine Gun di una ferocia obnubilante, prolungamento ideale della Star Spangled Banner woodstockiana, a giustificare. Il compattissimo resto è da fruire come quell’“On The Corner” di Miles Davis se no inimmaginabile: come un ballardiano crash fra il James Brown che fu e i Sonic Youth che saranno. Minore?


“Deve esserci una via di uscita da qui, disse il buffone al ladro.” (All Along The Watchtower)

Ieri sera mi sono rivisto il film dell’isola di Wight. Vaffanculo al mio senso del dovere. Mi ha preso una malinconia da star male a guardare quell’Hendrix così evidentemente spento, consunto. Sarebbe morto da lì a diciotto giorni, ma si può dire che già quella notte non fosse più fra noi. Eppure a Berkeley il 30 maggio, giusto tre esatti mesi prima, si era prodotto in due concerti da leggenda. Eppure fra giugno e luglio aveva registrato tanto e in mezzo alcune delle sue cose più belle. Eppure a un certo punto di uno spettacolo cominciato fiaccamente, e funestato da ogni genere di problemi tecnici, lo vedi scuotersi, lo vedi come accendersi e per tre o quattro brani è di nuovo lui. Nessuno lo aiutò. Con Chas si erano lasciati da tempo, con Kathy pure, con Mitch non era mai stato davvero intimo, Billy era così fuori di testa che era stato necessario rispedirlo negli Stati Uniti a curarsi e a Michael interessava soltanto che i conti quadrassero. C’era una donna addormentata al suo fianco, la millesima della sua vita ma sfortunatamente la più inadeguata, ed era allora come se non ci fosse nessuno quella mattina del 18 settembre 1970 in cui, mentre il sole sorgeva, un Jimi Hendrix tremendamente bisognoso di riposo inghiottiva una dopo l’altra nove pastiglie di un sonnifero che erroneamente credeva blando. Quando per assopirsi gliene sarebbe bastata mezza. Era così che uno dei più immani musicisti del Novecento o di qualunque altro secolo ci abbandonava, a nemmeno ventotto anni: per caso.

Chi può dire come sarebbe andata se Monika Danneman fosse stata sveglia nel momento in cui il Vesparax, mescolandosi alla cena, all’alcool, probabilmente a qualche droga, faceva soffocare nel suo vomito il nostro uomo? Sarebbe bastato scuoterlo, sollevarlo, girargli la testa verso il pavimento. Forse aveva preso una china non più risalibile, forse il suo momento era giunto, forse sarebbe morto comunque da lì a breve e a cambiare sarebbero state giusto la data, le circostanze. Oppure no. Forse si sarebbe ripreso, e disintossicato, e ci avrebbe regalato qualche capolavoro ancora, magari quell’album di cui lui e Miles Davis avevano tante volte discusso. Forse farebbe ancora dischi e – chissà – magari degni. Farebbe di sicuro ancora dischi e concerti, lui che di suonare non era mai stufo, lui che per rilassarsi dopo uno spettacolo andava a fare una jam.

Ma l’unica cosa certa davvero è che se Hendrix fosse sopravvissuto agli anni ’60, se fosse vissuto anche soltanto un giorno più di Jeffrey, che periva in un incidente aereo nel marzo ’73, ci sarebbe e gli sarebbe stato risparmiato un profluvio di uscite postume via via più vergognose dopo il dignitoso inizio di “The Cry Of Love”: album assemblati senza nessun criterio, pescando a caso negli sterminati archivi, giungendo a un certo punto all’infamia di completare registrazioni appena abbozzate con interventi strumentali a posteriori. Per un recupero invece rispettoso, filologico persino, bisognerà attendere il 1997 e la risoluzione delle infinite beghe legali. Il controllo dell’eredità del chitarrista passava allora alla famiglia (il padre Al ancora vivo) e il primo effetto era quello che immediatamente sembrava uno dei più grandi miracoli discografici di tutti i tempi. Amorevolmente curato dal produttore originale Eddie Kramer, vedeva la luce quel “First Rays Of The New Rising Sun” sul quale il chitarrista aveva lavorato per tutto il 1970 giungendo a uno stato avanzatissimo: tutti i brani completati, diversi pure mixati. Doveva soltanto più ultimare i missaggi, decidere l’ordine dei pezzi e se eventualmente toglierne alcuni, per sostituirli con altri che non fece in tempo a scrivere. C’erano canzoni stupende lì in mezzo, del tutto all’altezza del repertorio classico e una, la ballata Angel, meritevole di essere annoverata fra le sue quattro o cinque cose più indimenticabili di sempre. Ma erano andate disperse su tre dischi diversi e tutt’altro effetto faceva ascoltarle tutte insieme. Fu un’emozione vivissima ritrovarsi fra le mani il quarto album in studio di Jimi Hendrix e scoprire che valeva all’incirca i primi tre, definitiva smentita a quanti per oltre un quarto di secolo avevano cianciato di un artista in caduta verticale dopo “Electric Ladyland”. Sbugiardati dal funky durissimo di Freedom, di Izabella, di Night Bird Flying; da Drifting, che è la più bella canzone di Curtis Mayfield che Curtis Mayfield non ha scritto; dal blues cosmico di In From The Storm e da quello canonico, e dolcissimo, di My Friend e Belly Button Window; dalla voce e dal piglio alla Dylan di Dolly Dagger. Ad esempio.

http://venerato-maestro-oppure.com/


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MessaggioInviato: 24 settembre 2015, 18:31
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49 Years Ago: Jimi Hendrix Arrives in London


Jimi Hendrix, then just a 24-year-old prodigy, touched down in London on Sept. 24, 1966, as a virtual unknown. His brief but important stay there would forever alter rock history.

The young guitarist was accompanied on the trip by manager Chas Chandler, who had first seen Hendrix playing at New York’s Cheetah Club. Chandler took the guitarist on as a client and helped him form the Jimi Hendrix Experience, with bassist Noel Redding and drummer Mitch Mitchell. They found little initial success, however, in America. That changed, almost overnight, once Hendrix set foot on U.K. soil.

Early on, Hendrix sat in with the Eric Clapton and Cream. Onstage with the trio – rounded out by drummer Ginger Baker and bassist Jack Bruce – Hendrix memorably performed “Killing Floor.” Clapton quickly befriended Hendrix, emerging as one of his staunchest early advocates.

By mid-October 1966, Hendrix was touring as a supporting act in France. He and the Experience were then signed to Track Records, which released “Hey Joe” as a single – and that provided momentum for a headlining date in November at the Bag O’Nails in London. Clapton, members of the Beatles and the Rolling Stones and Jeff Beck crowded into the nightclub, where the collective reaction could best be described as stunned. “All the stars were there,” singer-songwriter Kevin Ayers once said, “and I heard serious comments – you know ‘s–,’ ‘Jesus,’ ‘damn’ and other words worse than that!”

Newfound fame wasn’t all the guitarist gained on his visit overseas. His first night in London also landed Jimi Hendrix a girlfriend. He began a relationship with Kathy Etchingham, one that would last until February 1969.

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MessaggioInviato: 24 settembre 2015, 18:55
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Early on, Hendrix sat in with the Eric Clapton and Cream. Onstage with the trio – rounded out by drummer Ginger Baker and bassist Jack Bruce – Hendrix memorably performed “Killing Floor.” Clapton quickly befriended Hendrix, emerging as one of his staunchest early advocates.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=6t4qXH_YaBs[/youtube]

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MessaggioInviato: 2 ottobre 2015, 11:00
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Jimi Hendrix ‘Electric Church’ Concert Doc Schedules DVD/Blu-ray Release

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Clear some room on your DVD shelves, Jimi Hendrix fans: Electric Churchis coming home.
As previously reported, Jimi Hendrix: Electric Church captures the legendary guitarist’s performance at the 1970 Atlanta Pop Festival; following a September engagement on Showtime and the Aug. 28 release of the soundtrack, the home version of the film — which features footage not included in the televised broadcast — is scheduled to arrive Oct. 30.

Electric Church largely consists of footage filmed by future Buddy Holly Story director Steve Rash, who stored the film in a barn after plans for a Woodstock-style documentary fell through. More than 30 years later, the reels were finally developed, offering fans long-overdue opportunity to enjoy what a press release promises is “a transcendent viewing experience.”

The home version’s audio soundtrack includes stereo and 5.1 surround sound mixes taken from the original master tapes by Hendrix’s recording engineer Eddie Kramer. Bonus material includes performances of “Red House” and “Freedom,” both left off the broadcast, as well as a music video for “Room Full of Mirrors” that combines existing footage with previously unreleased photographs of the show. You can check out the Electric Church performance of “Purple Haze” here, and take a look at the complete track listing below.

Jimi Hendrix Electric Church DVD/Blu-ray Track Listing

“Fire”
“Spanish Castle Magic”
“Red House” (not in televised version)
“Room Full of Mirrors” (not in televised version)
“All Along the Watchtower”
“Freedom” (not in televised version)
“Foxey Lady”
“Purple Haze”
“Hey Joe”
“Voodoo Child (Slight Return)”
“Stone Free”
“Star Spangled Banner”
“Straight Ahead”


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MessaggioInviato: 7 ottobre 2015, 12:42
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49 Years Ago: The Jimi Hendrix Experience Form


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On Oct. 6, 1966, the Jimi Hendrix Experience were born. Former Animals bassist Chas Chandler had caught a performance by Jimmy James & the Blue Flames while hanging out in New York City in the summer of 1966. Very impressed with what he heard and saw, Chandler convinced James, soon to be recording under his own name, to come with him to England where he would manage his career and make him a star.

After arriving on U.K. shores in September, Chandler introduced Hendrix to bassist Noel Redding and drummer Mitch Mitchell, who would soon become the Jimi Hendrix Experience.

Their first actual rehearsal took place on Oct. 6, 1966, which, call it irony or coincidence, was also the date that LSD was declared illegal in the U.S.. The band rehearsed for a week before hooking up with French pop singer Johnny Hallyday for a four-date French tour.

The impact of the Jimi Hendrix Experience in England was immediate. Fans, including fellow musicians such as Eric Clapton, Brian Jones, Jeff Beck and Pete Townshend, spread the word on this new musical force. By the time of the release of the band’s debut single, “Hey Joe,” in December, Hendrix was fast on his way to becoming a legend.


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MessaggioInviato: 28 ottobre 2015, 23:41
Avatar utenteMessaggi: 3951Iscritto il: 15 giugno 2006, 18:11

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MessaggioInviato: 22 gennaio 2016, 13:39
Avatar utenteMessaggi: 3951Iscritto il: 15 giugno 2006, 18:11
Jimi Hendrix, il suo appartamento londinese diventa un museo

http://www.rockol.it/news-651930/jimi-h ... ndel-video


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MessaggioInviato: 6 luglio 2016, 13:30
Avatar utenteMessaggi: 1908Iscritto il: 20 dicembre 2010, 22:27
50 Years Ago: Chas Chandler Experiences Jimi Hendrix Live for the First Time

By 1966, Jimi Hendrix‘s career was stalled. The guitarist was frustrated with gigs as a sideman for artists that included Little Richard and the Isley Brothers. His fortunes changed when fashion model Linda Keith convinced Animals‘ bassist Chas Chandler to see Hendrix at the Café Wha? in New York’s Greenwich Village. Hendrix’s performance on July 5, 1966, left Chandler awestruck. He immediately put into motion plans to bring Hendrix to London and help him become a superstar.

Keith, a blues fan and girlfriend of the Rolling Stones‘ Keith Richards, first saw Hendrix at New York’s Cheetah discotheque, where his band performed as Jimmy James and the Blue Flames. “It was so clear to me,” Keith told The Guardian. “I couldn’t believe nobody had picked up on him before because he’d obviously been around. He was astonishing – the moods he could bring to music, his charisma, his skill and stage presence. Yet nobody was leaping about with excitement. I couldn’t believe it.”

Keith was determined to gain Hendrix exposure. Stones’ manager Andrew Loog Oldham was persuaded to catch Hendrix at Cafe au Go Go, but Oldham left unimpressed. In early July, the Animals arrived in New York to begin a North American tour. Chandler, aware that his band was on the verge of breaking up, hoped to move into record production and artist management.

“The night before we were to play in Central Park, someone played me Tim Rose’s version of ‘Hey Joe,’ which had been out for about nine months in America,” Chandler recalled in Ultimate Hendrix: An Illustrated Encyclopedia of Live Concerts and Sessions. “I was so taken by it that I vowed, ‘As soon as I get back to England, I’m going to find an artist to record this song.’

“Later that evening, we went out to a club called Ondine’s. As we walked in, Linda Keith came walking out and we stopped to talk. She told me she was going out with this guy in the Village that I had to see. … I went down to the Village again and saw Jimmy James and the Blue Flames perform at the Café Wha? It just so happened the first song Hendrix played that afternoon was ‘Hey Joe.'”

Guitarist and producer Bob Kulick, a Café Wha? regular, was there. “Chandler was a star himself, because he played bass with the Animals, and he’s sitting about seven rows from the stage,” Kulick told Guitar Player. “I look over at Chandler, and his mouth is hanging open. And when Jimi started playing with his teeth on ‘Hey Joe,’ Chandler’s drink fell from his hand and spilled all over his lap. I saw it happen. I’m sure Chandler knew what we did at that moment – that Jimi had mopped the floor with every guitar player the guy had ever seen before. There wasn’t a person who saw him play who didn’t think he was a god.”

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=tOJIO_w2jRw[/youtube]

After the show, Chandler and Hendrix discussed his plan to take the guitarist to London and form a band with British musicians. The next time they met, Hendrix agreed to sign with Chandler and Animals’ manager Michael Jeffery. Jimmy James was soon to become Jimi Hendrix.

“That afternoon at the Café Wha? Jimi was just an explosive kid whose potential struck me,” Chandler recalled. “As much as his version of ‘Hey Joe’ impressed me, what convinced me of his talent was another song that he did that first day, ‘Like a Rolling Stone.’ I knew [Bob] Dylan well and loved his material, but ‘Like a Rolling Stone’ was the first of his songs that I didn’t quite get. It was something about the way Dylan had sung the song. I never felt he expressed it properly. When Jimi sang the song, he did it with tremendous conviction and the lyrics came right through to me. My initial impression, having heard him play ‘Hey Joe’ and ‘Like a Rolling Stone,’ was that I couldn’t see his career going in any other way but the place between those two songs. That was where I had to go.”


Read More: 50 Years Ago: Chas Chandler Experiences Jimi Hendrix Live for the First Time | http://ultimateclassicrock.com/chas-cha ... ck=tsmclip


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MessaggioInviato: 19 febbraio 2018, 19:12
Avatar utenteMessaggi: 3951Iscritto il: 15 giugno 2006, 18:11
dal "nuovo" :roll: album di Jimi Hendrix in uscita il 9 Marzo 2018
«Both Sides of the Sky»



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MessaggioInviato: 24 febbraio 2018, 17:32
Avatar utenteMessaggi: 1908Iscritto il: 20 dicembre 2010, 22:27
Terzo singolo estratto dal "nuovo album".



1. Mannish Boy
2. Lover Man
3. Hear My Train a Comin'
4. Stepping Stone
5. $20 Fine
6. Power of Soul
7. Jungle
8. Things I Used to Do
9. Georgia Blues
10. Sweet Angel
11. Woodstock
12. Send My Love to Linda
13. Cherokee Mist


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MessaggioInviato: 10 marzo 2018, 15:47
Avatar utenteMessaggi: 1908Iscritto il: 20 dicembre 2010, 22:27
Ci sarebbe poi un'altra uscita di Hendrix e della sua label da riportare pur non trattandosi di una uscita del 2018 ma di appena un anno fa.
Si tratta dello storico concerto della Curtis Knight Band feat. Jimi Hendrix del 1965 al George's Club 20; un concerto per alcuni mitologico, importante, indispensabile per comprendere lo sviluppo di Hendrix e per altri un bootleg evitabilissimo che nulla aggiunge a quanto espresso dal virtuoso di Seattle.



Nel 2017, in occasione del record store day, è stato pubblicato per la prima volta il nastro originale del concerto, ripulito dallo stesso Kramer (storico produttore di Hendrix).
Ne è uscito un singolo cd o doppio LP con parte del concerto del 1965 e alcuni brani tratti da un successivo concerto, un anno dopo sempre con la Curtis Knight band.

Un cd di cui in pochi hanno parlato (neppure riviste specializzate) e che personalmente aspettavo da sempre e di cui ho scoperto l'esistenza, per caso, girovagando sul sito ufficiale di Hendrix.
Ad oggi risulta già essere una pubblicazione abbastanza difficile da trovare (è disponibile solo in vinile, nessun frammento su youtube o su spotify) ma un ascolto lo concederei...

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Tracklist:

1. Introduction - :41
2. Killing Floor - 3:22
3. Last Night - 2:24
4. Get Out of My Life Woman - 3:48
5. Ain't That Peculiar - 4:24
6. Mercy, Mercy - 3:30
7. I'm A Man - 5:17
8. Driving South - 6:03
9. Baby What You Want Me To Do - 3:47
10. I'll Be Doggone - 2:57
11. Sweet Little Angel - 4:33
12. Let's Go, Let's Go, Let's Go - 3:55
13. Travelin' To California - 4:30
14. What I Say - 4:52
15. Land of 1000 Dances - 4:38
16. Come On (Let The Good Times Roll) - 4:10
17. Band Outro - :57

https://jimihendrix.store/products/curt ... 6413829062


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MessaggioInviato: 6 ottobre 2018, 18:30
Avatar utenteMessaggi: 1908Iscritto il: 20 dicembre 2010, 22:27
Jimi Hendrix / Electric Ladyland 50th anniversary super deluxe edition

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3CD+blu-ray • 6LP vinyl+blu-ray • demos • 5.1 mix
This November, Sony’s Legacy Recordings and Experience Hendrix, L.L.C. will reissue a 50th anniversary edition of Jimi Hendrix‘s third and final studio album Electric Ladyland.

This new edition of the 1968 album will be available as a 3CD+blu-ray set or a 6LP+blu-ray edition. Via the blu-ray, both include a new 5.1 surround sound mix by Eddie Kramer, 24 bit/96 kz high resolution stereo audio, as well as a documentary on the making of the landmark record.

The album has been newly remastered by Bernie Grundman from the original analogue tapes. This is of course the first CD and being a double this is obviously spread across two records for the vinyl set. Audiophiles will be delighted to hear that Grundman prepared an all analog direct-to-disc vinyl transfer of the album.

The second CD (or the next two LPs for the vinyl box) feature ‘More Electric Ladyland: The Early Takes’ which presents 20 never before heard demos and studio outtakes. Some of these are intimate demos for song ideas Hendrix recorded himself on a reel-to-reel tape at the Drake Hotel, as well as early recording session takes featuring guest appearances from Buddy Miles, Stephen Stills and Al Kooper
NEWS
Jimi Hendrix / Electric Ladyland 50th anniversary super deluxe edition
September 13, 2018 by Paul Sinclairtags: 1960s, 50th anniversary, hi-res, Jimi Hendrix, Surround, vinyl

Jimi Hendrix / Electric Ladyland 50th anniversary super deluxe edition
3CD+blu-ray • 6LP vinyl+blu-ray • demos • 5.1 mix
This November, Sony’s Legacy Recordings and Experience Hendrix, L.L.C. will reissue a 50th anniversary edition of Jimi Hendrix‘s third and final studio album Electric Ladyland.

This new edition of the 1968 album will be available as a 3CD+blu-ray set or a 6LP+blu-ray edition. Via the blu-ray, both include a new 5.1 surround sound mix by Eddie Kramer, 24 bit/96 kz high resolution stereo audio, as well as a documentary on the making of the landmark record.

Electric Ladyland – 3CD+blu-ray 50th anniversary box set
The album has been newly remastered by Bernie Grundman from the original analogue tapes. This is of course the first CD and being a double this is obviously spread across two records for the vinyl set. Audiophiles will be delighted to hear that Grundman prepared an all analog direct-to-disc vinyl transfer of the album.

The second CD (or the next two LPs for the vinyl box) feature ‘More Electric Ladyland: The Early Takes’ which presents 20 never before heard demos and studio outtakes. Some of these are intimate demos for song ideas Hendrix recorded himself on a reel-to-reel tape at the Drake Hotel, as well as early recording session takes featuring guest appearances from Buddy Miles, Stephen Stills and Al Kooper

Electric Ladyland – 6LP + blu-ray 50th anniversary box set
The final two LPs (or the last CD) feature ‘The Jimi Hendrix Experience: Live At the Hollywood Bowl 9/14/68‘. This is a ‘recently unearthed’ soundboard recording of the concert that took place just weeks before the release of Electric Ladyland.

As well as the 5.1 surround mix and hi-res stereo, the blu-ray element includes the full-length documentary At Last… The Beginning: The Making of Electric Ladyland.

In terms of presentation, the vinyl set contains three gatefold 2LP sets and the blu-ray disc. This come with a large 48-page book containing Jimi’s handwritten lyrics, poem and instructions to his record label, as well as never before published photos from the recording sessions that were shot by Eddie Kramer himself. It appears as if these slot into an outer slipcase. The 3CD+blu-ray set appears to be a large format book edition with the same booklet content.

This Electric Ladyland 50th anniversary super deluxe edition will be released on 9 November 2018



http://www.superdeluxeedition.com/news/ ... e-edition/


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MessaggioInviato: 8 ottobre 2019, 0:30
Messaggi: 2733Iscritto il: 29 giugno 2007, 9:18
Dal 21 ottobre c'è in giro nei cinema il concerto alla Royal Albert Hall del 69 restaurato. Anche in Italia? Ne sapete qualcosa?

Rosso57


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MessaggioInviato: 12 ottobre 2019, 10:43
Avatar utenteMessaggi: 1908Iscritto il: 20 dicembre 2010, 22:27
rosso57 ha scritto:
Dal 21 ottobre c'è in giro nei cinema il concerto alla Royal Albert Hall del 69 restaurato. Anche in Italia? Ne sapete qualcosa?

Rosso57


Temo che in Italia non sarà disponibile.
Sicuramente uscirà in DVD.
Qualità straordinaria. Ho visto il trailer. E ti dico che ci voleva. Rispetto a quanto pubblicato su CD (tra live e studio) in video è uscita pochissima roba.
Tempo fa lessi una intervista in cui Kramer diceva questo, ci saranno altre pubblicazioni in video.
Ormai delle sessions del 69-70 hanno pubblicato tutto.


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