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Indice  ~  Generale  ~  riaproposito di Between the buttons

MessaggioInviato: 12 febbraio 2015, 13:48
Messaggi: 2676Iscritto il: 29 giugno 2007, 9:18
Ciao a tutti, ho scovato questo bell'articolo di Simone Coacci su Between the buttons e lo trovo molto intrigante non solo per i termini che usa nella definizione artistica del disco ma anche nel modo in cui riesce a immergersi così profondamente in quello che era il modo di vivere degli Stones all'epoca e il loro rapporto con Brian Jones che, indiscutibilmente, era il trascinatore musicale del gruppo pur essendo già sulla via, purtroppo, del non ritorno, la cui conclusione si riassunse poi nella sua tragica scomparsa. Inutile dire quanto ci manca Brian e la sua musica, la sua pazzia, la sua enorme influenza su tanti musicisti e sugli Stones stessi che, a mio avviso, non sarebbero esisti senza di lui. La storia dei Rolling si divide, inevitabilmente, in varie parti, qui c'è l'onda pop-psichedelica con qualche sprazzo di rock già abbastanza pesante e poi, successivamente, ma di li a pochissimo, l'urto tremendo stonesiano di fattura jeggererichardiana con JJF e B.banquet che spazzano via tutto, purtroppo e tristemente anche Brian Jones, rivelando al mondo il nuovo corso di questo pugno di banditi e avvertendo che da allora in poi il diavolo entrerà a far pianta stabile nel loro corpo, nella loro anima, nella loro, artisticamente sgangherata, rivoluzionaria, musica. Via tutto e basta, da li in poi inzia lo scontro micidiale tra il fantasma di Brian Jones cosi' dolce, non violento, profondo, romantico, hippy, che rifulge di propria luce sotto le ceneri della memoria e che mai li abbandonerà, nonostante tutto, e la spavalderia violenta spaccatutto da guerriglia urbana, dei nuovi Stones determinati a fare da traino instancabile del rock'n roll, con tutte le sue più recondite sfaccettature, fino a sfidare la natura stessa delle cose, a rivoltare la loro storia e capovolgerla fino a quasi non riconoscerla più per poi ricominciare ancora, all'infinito, pazzi e sbandati come ragazzi di strada. <)

Ecco l'articolo di Simone Coacci, buona lettura
rosso57 <)


“Non è morto, nè dorme: si è svegliato dal sogno della vita”

(da “Adone” di P.B.Shelley, Mick Jagger al concerto di Hyde Park)

"Brian dagli occhi gonfi, sofferenti e onniscienti da pesce, i vestiti incredibili, le magnifiche sciarpe, Brian sempre all'avanguardia, il perfetto Brian"

(Lou Reed)

“Hai lasciato il tuo / Nulla / A gareggiare con il / Silenzio / Spero che tu sia uscito di scena / Sorridente / Come un bambino / Nei freschi rimasugli / Di un sogno…”

(da “Ode ad L.A. pensando a Brian Jones, deceduto” di Jim Morrison)

Un aspetto inquietante - morboso ed insieme terribilmente affascinante - insito nella blasfema parabola degli Stones è l’impressionante sequela di morti, perdite, incidenti e abbandoni che ne hanno costellato la carriera. Neanche la loro musica fosse una specie di tentacolare Moloch che si alimenta grazie ad un continuo ed oneroso tributo di sacrifici umani. In quest’ottica la scomparsa di Brian Jones (o per meglio dire il suo martirio, la sua abiura, la sua esecuzione) rappresenterà un punto di non ritorno, un vaso di Pandora, rovesciato il quale, risulta di fatto impossibile distinguere, nella loro storia, il prima dal dopo. Un incendio che camminerà con loro.

Un maligno anatema che si spande in cerchi sempre più vasti sul lago di fuoco del rock. Non solo per l’indubbia parte che nella sua distruzione fisica e morale hanno recitato i “gemelli” Jagger & Richards, secondo un plot che mescola il “Faust” al “Fantasma dell’opera”, “Le notti bianche” a “William Wilson”, convogliandoli in un finale assurdo degno di “Fargo” o di “Paranoid Park” – discorso per il quale vi rimando all’ottimo articolo “La morte ai bordi della piscina: Brian Jones” pubblicato su Rock’n’roll noir (www.drivemagazine.net) – ma, restando in un ambito preminentemente musicale, per l’eclettica, titanica, sfrenata egida creativa del personaggio in questione.

Polistrumentista di estrazione jazz precocemente innamoratosi di Charlie Parker e dotato di un inclinazione mozartiana tanto per la musica (suonava di tutto fin dall’infanzia, dall’organo al clarinetto) quanto per il sesso (ebbe sei figli da altrettante donne nel breve volgere dei suoi 27 anni), dopo aver girato a lungo per il nord d’Europa esibendosi un po’ dovunque, dai night club agli angoli di marciapiede, giunto all’appuntamento fatale con Jagger e Richards, già introdotti al milieu dell’”Ealing club blues”, Jones divenne il primo ispiratore, arrangiatore e provocatore della band, collettore e catalizzatore di un’energia panica e primordiale che trasfuse ai compagni fino ad uscirne progressivamente svuotato. Between the buttons ancor più che Their satanic Majestic request, è il disco che ne consacra il genio alla posterità, il suo testamento artistico e spirituale.

L’altare di un culto surreale ed esoterico, caleidoscopico e camaleontico, scolpito su vinile ad un anno esatto dall’avvento del dogma di stretta osservanza blues-rock che segnerà i capolavori della maturità (e la dipartita dello stesso Jones). Parafrasando il titolo del loro penultimo (e penoso) album, un ponte gettato fra le due sponde della Babilonia anglo-americana: country, blues e folk, da una parte, musichall, mersey-beat e pop barocco, dall’altra. Influenzato dall’art rock di Pet Sounds e di Blonde on Blonde, superbo discendente del cromatismo rhythm’n’beat di Aftermath e degli acquerelli kinksiani del biennio precedente, Between the buttons esce nel gennaio/febbraio del 1967. Pennellati alla luce opalescente d’un fuori fuoco/fuoco, ritroviamo i cinque per l’ultima volta tutti insieme su una copertina.

La fantasia “edoardiana” e psichedelica di Jones, superbamente coadiuvato da un ensemble allagato a Ian Stewart, Nicky Hopkins e Jack Nitzsche, si compenetra nella sezione ritmica arcigna ed affilata di Wyman e Watts, forse la più epidermica ed abrasiva di ogni tempo, con le iniziali Yesterday’s papers (stereofonia mersey-beat armonizzata su uno skiffle sferzante punteggiato di clavicembalo e xylofono) e My obsession (stop’n’go sincopato che avvicenda lo shouting debosciato di Jagger ad un’angelicata polifonia pentecostale, impreziosito dalle figure boogie del piano di Hopkins), ma rifulge soprattutto nei “lenti”: la struggente Backstreet girl (con Jones alla farfisa e alle marimbas e Nitzsche al clavicembalo), sarcastica ode boulevardienne alle relazioni extraconiugali con cui Jagger affonda la lama del cinismo nel ventre flaccido dell’ipocrita permissivismo che alligna fra i salotti buoni della Swinging London e She smiled sweetly con il suo basso enfio e ridondante, le sue eleganti volute di piano e di Hammond che traducono lo shuffle in una cantata madrigalesca.

In Connection Brian resuscita i licks blues di Richards per uno sketch da musichall in cui Jagger, tanto per chiarire che i Kinks sono un’altra cosa, dileggia Scotland Yard, ironizzando sui recenti guai giudiziari del trio: “My bags they give a very close inspections / I wonder why it is that they suspect me / They’re dying to add me in their collections / and i don’t know if they’ll let me go”. Semplicemente geniale, fa convivere il fischiettio del suo Hammond con il fuzz di Richards, alternandoli a tempo di carica nel vaudeville tribale di Complicated. Poi ancora un trittico di capolavori: Cool, calm and collected che a passo di charleston (per kazoo, trombone e armonica a bocca) deraglia ben presto in un fortunale ragtime verso una coda vorticosa e semi-improvvisata in cui sembrano la Salvation Army che sfila trafelata per i bassifondi inseguita da una muta di cani rabbiosi; Please go home un tam tam lisergico complicato da dissonanze di trombone, jug, feedback e theremin e riecheggiante di collage vocali; Something happens to me yesterday, forse l’episodio più “beatlesiano” della loro carriera, un contagioso inno all’LSD intonato, però, con la lascivia di una big band di Storyville (Jones si divide fra archi ed ottoni).

E se Miss Amanda Jones (rockabilly sboccato alla Chuck Berry) è un pezzo sullo stile del loro primo repertorio, Who’s been sleepin’ here tradisce l’ammirazione di Jagger per il “nuovo” Dylan con un talkin’ folk/blues che intruglia l’armonica a bocca con il jug elettrico e l’arpeggio acustico di Desolation Row (e liriche spassose che imitano la maniera simbolista del chiromante di Duluth). Nell’edizione americana il gruppo incluse anche Let’s spend the night together, un boogie percussivo dal testo osceno che era già volato ai vertici dei singoli inglesi l’anno prima (scatenando una delle più grandi ondate di indignazione e censura preventiva mai viste ante God save the queen; molte stazioni, invece, “bipparono” soltanto la parola “night”) e Ruby Tuesday, pop da camera con un flauto che duetta con la voce, contrappunti di piano e contrabbasso e un ritornello facile, facile (oro colato, per i Beatles!) che ammicca al rapimento amoroso hippy e che frutterà loro il numero uno di Billboard.

Between the buttons fa storia a se. Una storia dal lato sbagliato della storia. Un’ ucronia di mondi musicali possibili, lo sterminio dei quali porterà alla nascita del più grande modus hard-blues dell’evo moderno, nel periodo 68-72. La sua controparte femminina e dionisiaca. Un pulviscolo di sogni romantici, generosi e bizzarri che riverberano a faccia in giù contro lo specchio eterno e placido di una piscina. Grazie Brian.

V Voti


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MessaggioInviato: 13 febbraio 2015, 10:44
Avatar utenteMessaggi: 2421Iscritto il: 23 giugno 2006, 1:46
Gran bell'articolo, scritto molto bene.
Grazie per la condivisione Red
Sici


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MessaggioInviato: 13 febbraio 2015, 13:47
Messaggi: 317Iscritto il: 28 gennaio 2015, 16:35
per me un grande album anche se sottovalutato da molti..


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MessaggioInviato: 13 febbraio 2015, 18:18
Avatar utenteMessaggi: 3860Località: leccoIscritto il: 18 luglio 2009, 23:29
...è uno dei miei album preferiti !


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MessaggioInviato: 13 febbraio 2015, 19:27
Avatar utenteMessaggi: 1868Iscritto il: 20 dicembre 2010, 22:27
E' una diversa sfaccettatura degli Stones. Molto intrigante.


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MessaggioInviato: 14 febbraio 2015, 0:52
Messaggi: 168Iscritto il: 9 novembre 2013, 14:04
Tra i miei preferiti dell'intero catalogo Stones, poco esaltato al tempo ma rivalutano (giustamente) in quest'ultimi anni.
Tra le altre cose, se non ricordo male (qualcuno mi corregga eventualmente), fu Frank Zappa in persona a congratularsi con Brian per il lavoro.


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MessaggioInviato: 14 febbraio 2015, 1:14
Avatar utenteMessaggi: 1868Iscritto il: 20 dicembre 2010, 22:27
f.lebowski ha scritto:
Tra i miei preferiti dell'intero catalogo Stones, poco esaltato al tempo ma rivalutano (giustamente) in quest'ultimi anni.
Tra le altre cose, se non ricordo male (qualcuno mi corregga eventualmente), fu Frank Zappa in persona a congratularsi con Brian per il lavoro.


Non sapevo! Interessante.

Riporto anche altri piccoli dettagli su questo disco e la sua realizzazione.
da timeisonourside.

Between the Buttons was the first record we made when we hadn't been on the road and weren't shit-hot from playing gigs every night. Plus, everyone was stoned out of their brains... Between the Buttons was the first time we took a breath and distanced ourselves a little from the madness of touring and all. So in a way, to us it felt like a bit of a new beginning. But not everybody was in great shape. Brian was starting to be wonky at the time.
- Keith Richards, 2002


These sessions were attended by a mass of Mick's, Keith's and Brian's friends and hangers-on, including Marianne, Anita, Prince Stanislaus Klossowski de Rola, Spanish Tony Sanchez (the guy who scored for Keith), photographer Michael Cooper, art-gallery owner Robert Fraser, guitarist Jimi Hendrix and comedians Peter Cook and Dudley Moore.
- Bill Wyman, Stone Alone, 1990


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MessaggioInviato: 14 febbraio 2015, 1:36
Messaggi: 1756Iscritto il: 11 febbraio 2007, 4:36
mi piace e condivido quanto scritto su Brian;
l'album in sè rimane, con le sue derive barocche (grazie al cielo in fretta accontonate per tornare a JACK-LAMPO-CHE-SALTO) e l'utilizzo di tutti quegli strumenti lontani dalla tradizione r'n'b e rock'n'roll, in fondo alle mie preferenze circa la discografia degli stones. Negli anni 60, meno interessante ai miei occhi ci fu solo their satanic...

vero che è senz'altro un album da contestualizzare, ovvero figlio delle tendenze pop all'epoca imperanti ed è altresì vero che pezzi come let's spend tonight together, connection, ruby tuesday e she smiled sweetly gli restituiscono un suo perchè ed un posto di rispetto nel pantheon degli album che contano.
ma io gli stones li preferisco in altre vesti, non di certo quando suonano all sold out oppure la seppur simpatica, something happend to me yesterday...


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MessaggioInviato: 14 febbraio 2015, 16:16
Avatar utenteMessaggi: 3860Località: leccoIscritto il: 18 luglio 2009, 23:29
Yesterday's Papers è uno dei brani che adoro di questo album, ma molti brani meritano davvero.
Certo, anch'io preferisco gli Stones più votati al rock'n roll e al blues, ma se gli Stones avessero fatto solo quello sarebbero stati un po una noia. La discografia degli Stones è bella anche per le varie escursioni, dalla psichedelia al reggae al funky e così via...tutto questo fa gli Stones grandi.


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MessaggioInviato: 17 febbraio 2015, 13:17
Avatar utenteMessaggi: 418Iscritto il: 17 gennaio 2006, 21:22
per me assieme a TSMR l'album peggiore dei 60's e, a quanto ho letto, nessuno degli stones lo ha apprezzato - keith in life e bill in stone alone neanche lo menzionano -
m.


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MessaggioInviato: 17 febbraio 2015, 13:34
Messaggi: 482Località: MilanoIscritto il: 1 giugno 2006, 21:32
Keith non lo ha menzionato in Life ma ha eseguito Connection in concerto.


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MessaggioInviato: 17 febbraio 2015, 14:24
Avatar utenteMessaggi: 418Iscritto il: 17 gennaio 2006, 21:22
@pietro m.
embè? :D anche LSTNT e RT sono state suonate dal vivo ... io penso che sia stato un album raccogliticcio cioè non pensato in quanto album ma come una collezione di canzoni di cui un paio molto buone niente di più.


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MessaggioInviato: 17 febbraio 2015, 16:39
Messaggi: 317Iscritto il: 28 gennaio 2015, 16:35
quindi come nei ultimi 30 anni stessa cosa... :lol:


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MessaggioInviato: 17 febbraio 2015, 18:13
Avatar utenteMessaggi: 3860Località: leccoIscritto il: 18 luglio 2009, 23:29
colditalianpizza ha scritto:
per me assieme a TSMR l'album peggiore dei 60's e, a quanto ho letto, nessuno degli stones lo ha apprezzato - keith in life e bill in stone alone neanche lo menzionano -
m.

Effettivamente in questo album si sente di più Brian che non Keith, forse è anche per questo che non è uno dei preferiti di Keith. Tuttavia a me piace molto, è il successivo che a mio parere è il peggiore dei 60, anche se porta con se la stupenda She's A Rainbow e altre...


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MessaggioInviato: 17 febbraio 2015, 20:08
Messaggi: 317Iscritto il: 28 gennaio 2015, 16:35
il successivo e quasi tutto un lavoro di Keith ma anche in questo Keith fa non poco anzi..tornando al successivo lo considero un album molto interessante e si è sperimentato non poco,e altro che under cover o BTB sono ciofeghe a confronto


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