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Indice  ~  Generale  ~  Miglior album in studio

MessaggioInviato: 6 dicembre 2014, 2:33
Avatar utenteMessaggi: 840Località: PistoiaIscritto il: 27 marzo 2014, 21:02
Per me Black and Blue. Li ho conosciuti con questi pezzi e probabilmente se sentivo satisfaction non mi avrebbero nemmeno entusiasmato. Album ricco di sfumature e molto criticato. Forse mi piace anche per quello.

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MessaggioInviato: 6 dicembre 2014, 12:01
Messaggi: 19Iscritto il: 20 agosto 2013, 15:10
Dicendo questo potrei far cadere qualcuno dalla sedia, ma io adoro Bridges To Babylon, li ho conosciuti con quell'album, il secondo ascoltato è stato Voodoo Lounge e successivamente Steel Wheels...
Dopo ho comprato tutti gli altri album, e devo dire che dal punto di vista oggettivo per me il migliore rimane Let It Bleed, ma i primi amori non si scordano mai!


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MessaggioInviato: 6 dicembre 2014, 17:28
Messaggi: 167Iscritto il: 9 luglio 2013, 20:36
Tattoo You


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MessaggioInviato: 6 dicembre 2014, 19:05
Messaggi: 1576Iscritto il: 10 novembre 2012, 20:01
Sticky Fingers ed Exile, a pari merito. Entrambi mostruosamento belli ed inarrivabili per chiunque. Io, poi, ho un debole per quel bastardo e poco apprezzato di Black and Blue!!


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MessaggioInviato: 6 dicembre 2014, 19:18
Messaggi: 191Località: AcirealeIscritto il: 3 giugno 2010, 22:53
Beggar's Banquet e Sticky Fingers e Exile, naturalmente. Un gradino sotto Let it Bleed e Aftermath. Ma ho un debole anche per Some Girls e la sua vena punk.


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MessaggioInviato: 8 dicembre 2014, 23:27
Messaggi: 295Località: milanoIscritto il: 22 novembre 2006, 22:06
tattoo you..adoro questo album


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MessaggioInviato: 9 dicembre 2014, 0:46
Messaggi: 168Iscritto il: 9 novembre 2013, 14:04
La mia posizione è in linea con quella di Vasco nel senso che a livello compositivo il periodo 64/69 non si batte (anche se SF ed Exile sono capolavori, e almeno fino a Tatoo you son tutti buoni).
Personalmente, trattandosi del primo disco Stones da me ascoltato, scelgo Beggars Banquet giusto un tantino sopra a Let it bleed, album che poi contengono le due perle che si contendono il primato all'interno dell'intero catalogo Stones: Sympathy for the devil e Gimme shelter.....ma questa è tutta un'altra storia.


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MessaggioInviato: 10 dicembre 2014, 10:47
Avatar utenteMessaggi: 1Località: VicenzaIscritto il: 14 novembre 2014, 17:38
Let it bleed, sempre!!


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MessaggioInviato: 10 dicembre 2014, 15:42
Messaggi: 2757Iscritto il: 29 giugno 2007, 9:18
tutti, sono gli Stones

rosso57


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MessaggioInviato: 10 dicembre 2014, 16:45
Avatar utenteMessaggi: 1916Iscritto il: 20 dicembre 2010, 22:27
Let it bleed come già detto.

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MessaggioInviato: 25 novembre 2015, 15:30
Avatar utenteMessaggi: 706Località: Acqui Terme (AL)Iscritto il: 12 luglio 2007, 12:01
Let it Bleed:
…e con questo concludo la mia magica trilogia stoniana,perché certe cose vanno assolutamente raccontate e scritte. Perché questo oggetto apparentemente innocuo e anche un po’ demodè è un ordigno che scardina la mia coscienza da quando, sedicenne incantato e pivello, lo acquistai all’ HMV Shop di Picadilly nel lontano 1992.
Ma questo dischetto che viene da tempi lontani,parla di tempi estremamente vicini,parla di perdita di innocenza.
“Let it Bleed” ci fa effettivamente ricordare che la “Swinging London” è finita per sempre, l’utopia comunitaria di Woodstock sta per lasciare la spazio alla folle orgia violenta di Altamont.,e con lei muoiono gli innocenti e pacifisti sixties
Nei mesi in cui vengono incisi questi 42 notturni e ferali minuti di musica rock Robert Kennedy e Martin Luther King vengono assassinati (si dice su ordine di Hedgar Hoover, chissà..), Nixon inaugura il proprio regno di giochi sporchi,con vaghe promesse di portare a casa “una pace con onore” in Vietnam, dove gli usa le stanno prendendo di brutto, Charles Manson discende dalle colline sopra L.A. e con i propri “seguaci” strafatti di LSD trucida Sharon tate,nel tentativo ,nella sua mente scardinata di far iniziare un nuovo ordine mondiale. In Cina, un altro tipo di follia da l’avvio alla I “rivoluzione Culturale” con decine di tibetani e dissidenti comuni torturati e trucidati; I carri armati sovietici presidiano Praga, ci sono bombe in Irlanda del Nord, Ted Kennedy lascia annegare la propria segretaria-amante nel lago Chappenquiddick.
Morte e sangue dappertutto,esattamente come due venerdì fa a Parigi, vittime innocenti ovunque come nel bellissimo libro “Sangue randagio” di Ellroy, che parla proprio anche di questi avvenimenti.
Una delle vittime fu proprio Brian Jones che non visse abbastanza per vedere pubblicato quello che sarebbe stato il capolavoro assoluto della band da lui fondata sette anni prima. Fu proprio Brian Jones la prima grande rockstar del “Club 27”, forse vittima della perdita dell’amata Anita Pallemberg, proprio per l’ex-amico Keith Richards,forse vittima del deteriorarsi della sua salute e della sua determinazione, nonché di droghe, anfetamine,la stronzaggine dei suoi ex-compagni e dello show business tutto, la delinquenza del suo entourage. Stardom,immenso talento e aspettative annegarono insieme a lui ed alla sua stupenda chioma bionda in una piscina del Sussex il 3 luglio del 1969.
Via veloci, gli Stone e la storia non hanno tempo,c’è il primo tour di arene della storia da fare in autunno, al suo posto Mick Taylor,qualche anno dopo , anche se in maniera meno drammatica, vittima anche lui delle Pietre Rotolanti e tritanti.
“Let it Bleed” è degno di nota perché è un disco che non invecchia,fa invecchiare chi lo ascolta, una spece di Paradiso Perduto di Milton in formato Rock ( O Dorian Gray?)
Si inizia con “Gimme Shelter” uno dei brani più drammatici potenti e funesti della storia del Rock; la leggenda narra che l’abbia scritta Richards il pomeriggio di natale del 1968 in piena eroina dopo un litigio causa gelosia con Anita Pallemberg, lontana a girare un film, sta di fatto che il tremolo inquietante degli amplificatori Triumph valvolari, quasi al collasso, il giro stesso di accordi, i vocalizzi soulful della povera Merry Clayton (recentemente amputata per un incidente stradale) e il cantato drammatico di Jagger inframezzato da lancinanti sciabordate di armonica rendono il pezzo indimenticabile. Qui non c’è più bisogno di evocare il Diavolo o averne simpatia, ora che il medesimo fa arrostire bambini e interi villaggi nel Vietnam.Per me il pezzo rock più bello del periodo insieme a “Layla” e “Voodoo Chile”, ho detto tutto.
La successiva “Love in Vain” perde un po’ di pathos rispetto all’originale degli anni ‘30 di Robert Johnson e “Country Honk” è una divertita rilettura in chiave grottescamente country di “HONY TONK WOMAN, forse la cosa che meno mi convince del lavoro.
Con “Live With Me” gli Stones presentano il prototipo del loro futuro sound dei ’70, quello di “Sticky Fingers” e “EXILE”, riff micidiali su un canale di Richards, assoli di talor sull’altro, e il sax di Bobby Keys a sottolineare il tutto. Il testo parla di tipi stranni, che danno caccia a topi e mangiano carne putrefatta, come usciti da un romanzo distopico di Orwell o Huxley
Ma è con il track 5 “Let it bleed” appunto che l’album sale drammaticamente di tono per non calare più.
Una ballata scandita da chitarre elettriche e acustiche, bottlenecks, tutte pilotate da Richardsin cui si narra tutta la decadenza in cui può finire un lost boy in cerca solo di un po’ di fica e comprensione. Non è sempre così che va?.
Il terrore incombe per tutto l’album e deflagra come una bomba ad orologeria in “Midnight Rambler” un cupo epico e notturno blues in 4parti che ancora oggi fa venire i brividi quando i Nostri ce lo propinano dal vivo.
Un pezzo in cui vengono narrate le atroci abitudini di Albert De Salvo , quel tipo simpaticamente noto come lo “strangolatore di Boston”. Nei tour degli anni ’70 sarà l’highlight dello show grazie a Jagger e Taylor.
“you got the Silver”è un viaggio al tramonto su una vecchia CaddY cabrio dalle parti di Salinas o su per i californiani Pascoli del Cielo di Steimbeckiana memoria, solo che a cantarla c’è il ringhio esangue di Keith Richards, e allora potrebbe essere anche una vecchia ballad di pirati. E’ l’ultimo pezzo degli Stones in cui suona Brian Jones. Ne esiste una versione in Bootleg cantata da Jagger, ma lasciate stare. La roba buona è questa qua.
“Monkey Man “ sarebbe un capolavoro, se questo disco di capolavori non ne annoverasse già altri nove.
Il tastierista Nicky Hopkins melodizza un riff memorabile secco e duro come una boccata di Gin di Keith Richards e il cantato di Jagger è sfrontato, suadente e sensuale come solo puo’ essere in un grande pezzo degli Stones.
“You can’t always get what you want”non credo abbia bisogno di presentazioni, è una rilettura dei sogni e delle disillusioni giovanili con gli occhi della maturità estremamente attuale e universale. Poi c’è un arrangiamento orchestrale e di chitarre straordinarie, percussioni, fiammate di cori gospel. Anche qui, come in tutto il disco le immagini apocalittiche cantate da Jagger abbondano, come quella del folle hipster “Mr Jimmie”, l’uomo amputato alla reception, la bomba al corteo, tutto molto attuale.
Come a segnare la fine dell’innocenza, il momento in cui da fricchettoni a carnaby street si finisce teppisti per la campagna sulla Durango di Arancia Meccanica…
C’è stato un momento nella vita di ognuno di noi in cui abbiamo smesso di essere i bambini divertiti che facevano volare gli acquiloni per diventare dei cinici opportunisti. Credo che per gli Stones e tanti della loro generazione sia stato questo Voi vi ricordate il vostro? O siete tanto stronzi da negare?


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MessaggioInviato: 25 novembre 2015, 16:44
Avatar utenteMessaggi: 3955Località: leccoIscritto il: 18 luglio 2009, 23:29
<) Let it bleed <) Beggars banquet <)


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MessaggioInviato: 26 novembre 2015, 2:10
Avatar utenteMessaggi: 1978Località: RomaIscritto il: 8 giugno 2007, 0:58
Grazie Varuna, e' bello cio' che scrivi!

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MessaggioInviato: 8 febbraio 2016, 13:47
Messaggi: 193Iscritto il: 18 marzo 2014, 16:17
Varuna hai proprio dipinto il tuo modo di "respirare" quell'album. Io scelgo col cervello Let it bleed e con il cuore Exile. Album che più di tutti, a mio modesto parere, incarna il corpus edonistico della band!


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MessaggioInviato: 10 febbraio 2016, 10:52
Messaggi: 2757Iscritto il: 29 giugno 2007, 9:18
"Per me Black and Blue. Li ho conosciuti con questi pezzi e probabilmente se sentivo satisfaction non mi avrebbero nemmeno entusiasmato. Album ricco di sfumature e molto criticato. Forse mi piace anche per quello."

Non entusiasmarsi per Satisfaction che è il pezzo cardine degli anni '60, il simbolo della ribellione, della trasgressione, il rockaccio che asfaltò i vari Dylan e Beatles e tutte le canzonette mielose dell'epoca, che impresse la svolta definitiva al rock, mi sembra alquanto strano, o quantomeno bizzarro!!! Cmq...rispetto il sentir solingo.......poi..Black e blue è un altro pianeta, una cosa che è venuta dopo, un'altra storia, bellissima, ma un'altra storia.......

Rosso57 <)


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